Fulminato da un tumore in 50 giorni, muore a 35 anni

PADOVA. Fulminato dal tumore a 35 anni, in soli cinquanta giorni. Luca Terrin, figlio dello storico comandante dei vigili Lucio, si era presentato all’ospedale il 5 luglio scorso per alcuni dolori alla schiena ma dopo i primi accertamenti gli è stata diagnosticata la grave malattia. È morto l’altra notte, nonostante la chemioterapia, nonostante la voglia di vivere. «Un ciclo intensivo di cinque giorni non ha sortito alcun effetto. Mio figlio era un gigante buono, pesava 120 chili: in questi ultimi giorni di vita era sceso a 60», racconta costernato il padre che ora ricopre il ruolo di presidente della Croce Verde.
Un dolore dorsale. Tutto è cominciato con quello che sembrava un semplice dolore dorsale. Il 5 luglio scorso, dopo aver sopportato per qualche ora, Luca Terrin ha deciso di andare al pronto soccorso per quello che sembrava essere un problema di natura muscolare. Ma la diagnosi dei medici è andata ben oltre la peggiore delle previsioni. Terrin è stato ricoverato il giorno successivo in Pneumologia e successivamente in Oncologia allo Iov. Il quadro clinico è precipitato velocemente con una ischemia, una trombosi, il collasso del polmone sinistro e una grave infezione. «Ci hanno parlato di una neoplasia al polmone che però ha intaccato anche altri organi» racconta il papà, «noi abbiamo sperato fino all’ultimo momento ma nessuna cura ha funzionato. Nonostante l’impegno dei medici e nonostante l’eccellenza riscontrata sia al Policlinico che allo Iov, Luca non ce l’ha fatta».
Chi era. Ingegnere elettronico, dipendente della Zanon di Campodarsego, appassionato di calcetto e pallavolo, molto vicino alla parrocchia di San Pio X. «Un ragazzo normale, un gigante buono» evidenzia il padre Lucio, «aveva una bontà infinita ed era sempre pronto a prodigarsi per gli altri, per chi ne aveva più bisogno». Luca Terrin fumava 5 o 6 sigarette al giorno ma ogni lunedì sera si ritrovava con gli amici di sempre per giocare a pallavolo. «Qualche giorno prima del ricovero ha persino disputato una partita di calcetto» ricordano i familiari che stanno cercando di reagire al dolore per la prematura e inspiegabile scomparsa.
L’autopsia. Proprio per cercare di individuare in modo preciso la patologia che l’ha ucciso, si è deciso di far eseguire l’autopsia in Medicina Legale. Per questo motivo non c’è ancora la data del funerale. Il padre Lucio, la mamma Maria Rosa, la sorella Simonetta e la fidanzata Carla attendono il nulla osta. Nel frattempo hanno deciso che l’ultimo saluto sarà nella chiesa a cui lui tanto era legato: San Pio X. «Nonostante le cattive notizie che arrivavano ogni giorno, nonostante il quadro clinico devastante, Luca aveva voglia di tornare a casa. Non si è mai abbattuto e ha ripetuto più volte di voler fare tutte le terapie per tornare con noi. Purtroppo il destino è stato diverso».
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