Fuori i giornalisti: la democrazia e l'editto (sgrammaticato) di Bitonci

Senza informazione - che deve essere plurale - non ci si può formare un’opinione, che consenta di valutare e scegliere responsabilmente
MALFITANO - AGENZIABIANCHI - PADOVA - TENTATIVI DI INGRESSO A PALAZZO MORONI
MALFITANO - AGENZIABIANCHI - PADOVA - TENTATIVI DI INGRESSO A PALAZZO MORONI

“Non viene consentito l’accesso né la sosta all’interno del Palazzo Comunale in nessun’ [non va l’apostrofo] altro caso al di sopra [al di fuori, è da credere] di quelli elencati”. Si conclude così il testo del “Disciplinare per l’accesso al Municipio per [forse, è preferibile: dei] giornalisti”. Una frase, un massacro della lingua di Dante!

A prescindere da questo genere di infortuni, è bene riflettere. Da cittadini che hanno a cuore la conservazione di almeno qualcosa di ciò che hanno ricevuto dalle generazioni interpreti della libertà. Molto probabilmente, ci sarà anche una ragione concreta che ha indotto a decidere di regolare burocraticamente l’accesso dei giornalisti a Palazzo Moroni. Peraltro, sono molte le implicazioni di sistema, forse sottovalutate o addirittura ignorate.

Il tema è uno e uno solo: l’informazione. Senza informazione, non c’è democrazia. Senza informazione - che deve essere plurale - non ci si può formare un’opinione, che consenta di valutare e scegliere responsabilmente. Non a caso, i regimi autoritari sono inclini a mettere il bavaglio alla stampa. Ne sanno qualcosa i turchi, ma anche gli ungheresi: non di un tempo, ma di oggi. Si tratta di sintomi di un male, che va curato fin dal suo primo insorgere.

Padova, vietato ai giornalisti l'ingresso in municipio
ZANETTI - BANDIERA VENETO IN COMUNE

Per rendersi conto dell’accaduto, vale la pena di considerare qualche dato di fatto e di diritto.

Di fronte a Palazzo Moroni c’è il Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova. Il suo motto è: Universa universis patavina libertas. Traduco così: Libertà, innanzi tutto, per tutti! A senso, ma con un linguaggio chiaro e comprensibile. L’Università di Padova era il luogo della libertà sperimentata da Galileo, protetto dalla Serenissima.

Le istituzione della Serenissima erano conosciute dai Costituenti di Filadelfia, che elaborarono il testo della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Uno dei più prestigiosi protagonisti delle vicende di allora, Thomas Jefferson, confidò che, “se fosse lasciata a me la scelta di decidere se avere un governo senza giornali o giornali senza governo, io non esiterei un momento per preferire l’ultimo”. Dunque, giornali senza governo!

Qualcuno potrà obiettare che, nel caso specifico, non si vieta, comprimendola, la libertà di informazione. Ci si limita a regolarne la fruizione. Ma non è e non può essere così. Infatti, l’articolo 21 della Costituzione disciplina la libertà di stampa in modo ancor più rigoroso della libertà personale, da intendersi come libertà dagli arresti. Se ne occupa l’articolo 13. La circolazione del pensiero e ciò che essa rappresenta dal punto di vista della vita democratica delle istituzioni sono l’elemento costitutivo di ogni altra libertà.

Si può essere confinati in una torre ed elaborare il testo di una Costituzione da diffondere tra le genti: da veri, grandi rivoluzionari. Correva l’anno 1649. John Lilburne, William Walwyn, Thomas Prince e Richard Overton, prigionieri nella Torre di Londra, licenziavano il “Patto del libero Popolo inglese proposto come offerta di pace a questa afflitta Nazione”.

 

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