Gas ed elettricità, Confcommercio Padova: «Misure immediate e strutturali o consumi giù di 120 milioni»

L’allarme di Confcommercio sull’elettricità e la dipendenza dal gas nel Padovano. A settembre 2026 il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità ha registrato un incremento del 73,3% rispetto ai valori medi del 2025, posizionandosi su livelli superiori del 271,1% rispetto al periodo pre-pandemico

L'allarme di Confcommercio Padova
L'allarme di Confcommercio Padova

«Misure immediate e strutturali, altrimenti il prossimo anno i consumi delle famiglie, nel Padovano, potrebbero subire una contrazione di 120-140 milioni di euro, con riflessi pesanti su commercio, turismo e ristorazione».

È questo l’allarme lanciato da Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova, di fronte alla nuova impennata dei costi dell’energia. Perché se ormai l’aumento dei carburanti sembra quasi essere diventato una voce abituale del bilancio familiare, è soprattutto sul fronte dell’elettricità che si concentra la preoccupazione per l’economia padovana.

A settembre 2026 il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità ha registrato un incremento del 73,3% rispetto ai valori medi del 2025, posizionandosi su livelli superiori del 271,1% rispetto al periodo pre-pandemico.

E il confronto con gli altri grandi Paesi europei mette in evidenza un vero e proprio «spread energetico»: l’Italia paga l’elettricità 65,3 euro al MWh in più rispetto alla Germania, 67,2 euro in più rispetto alla Spagna e 69,4 euro in più rispetto alla Francia. «Colpa del mix energetico nazionale», analizza Bertin, «che nel 2025 vedeva il 43,7% dell’elettricità italiana generata da impianti a gas, a fronte del 18,2% della Spagna, del 17,6% della Germania e di appena il 3,2% della Francia che, come noto, gioca molto sul nucleare anche con centrali a due passi dal nostro confine». Una dipendenza che espone l’Italia alle oscillazioni dei mercati internazionali: a settembre il prezzo del gas europeo TTF segna un +161,2% su base annua, mentre il petrolio registra un aumento del 62,6%.

E anche se la produzione italiana da fonti rinnovabili ha raggiunto il 50%, il dato resta inferiore a quello di Spagna e Germania. A questo si aggiunge l’aumento del peso delle componenti fiscali e degli oneri di sistema, cresciuto in Italia del 33,9% tra il 2021 e il 2025.

Il rischio, per Padova, è che il caro energia finisca per trasformarsi in una frenata dei consumi. Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, se il petrolio dovesse mantenersi a 140 dollari al barile, nel 2027 l’inflazione potrebbe arrivare al 3,7%. «Quel che è peggio», teme il presidente, «è che il Pil si ridurrebbe allo 0,6% ma soprattutto che i consumi delle famiglie italiane subirebbero una contrazione di circa 6,5 miliardi di euro complessivi che per Padova, dove le famiglie sono circa 410.000, può essere valutato nell’ordine di 120-140 milioni di euro».

A cascata, a risentirne sarebbero anche le imprese. Negozi, ristoranti, alberghi, bar e grande distribuzione.

Da qui la richiesta: «Servono misure immediate e interventi strutturali, a partire da incentivi fiscali per l’efficienza energetica e da un ulteriore intervento sugli oneri di sistema. Acceleriamo pure sulle rinnovabili ma affrontiamo con pragmatismo anche la questione dello sviluppo del nucleare sostenibile. Dobbiamo ridurre la dipendenza dal gas, potenziare reti e sistemi di accumulo e riformare il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità».

 

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