Giallo di Pontelongo, Fanny Leticia uccisa a pugni

La relazione del medico legale fornisce dettagli nuovi sul caso della dominicana trovata morta prima di Natale. Il compagno Emiliano Bertin: «Non è vero, è caduta dalle scale»
BELLUCO - FOTO PIRAN - PONTELONGO - LUOGO RITROVAMENTO CADAVERE
BELLUCO - FOTO PIRAN - PONTELONGO - LUOGO RITROVAMENTO CADAVERE

PADOVA. Uccisa a pugni. Uno, due, tre, forse quattro. Un colpo ben assestato all’altezza della tempia destra le avrebbe causato una emorragia cerebrale tale da ucciderla. È il giallo su cui stanno indagando i carabinieri di Piove di Sacco dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Fanny Leticia Franco Garces, dominicana di 38 anni, l’antivigilia di Natale. «Testa fracassata? Ma stiamo scherzando? È caduta dalle scale», ripete allo sfinimento il compagno Emiliano Bertin, dipendente del Kofler di via Bronzetti.

L’uomo è già stato interrogato più volte. «Sono state dette tante falsità, ma ora non ne voglio parlare. Parlerò con chi di dovere» promette con fare minaccioso chiudendo ogni altro confronto.

La sede e le caratteristiche morfometriche delle lesioni implicano urti ad elevata forza tra la superficie laterale destra del capo e un corpo contundente di superficie ristretta (ad esempio pugni). È questo il passaggio della relazione del medico legale che cambia completamente volto alla tragedia scoperta il 23 dicembre scorso in via Martiri di Belfiore 67, complesso popolare dietro il municipio di Pontelongo.

Verso le prime ore del mattino è Emiliano Bertin a dare l’allarme al 118: «La mia compagna è morta». Steso sul letto dell’appartamento il corpo ormai senza vita di Fanny Leticia Franco Garces, ex prostituta, certificata come alcolista, alle spalle alcuni ricoveri anche per trattamenti sanitari obbligatori. Aveva ferite alla testa, ma anche altre ferite ed ecchimosi su tutto il corpo: ferite considerate vecchie durante un primo esame esterno. Non c’era sangue lì intorno quindi nessuno ha pensato subito a una morte violenta. Il particolare che ora cambia l’ottica degli investigatori emerge durante l’esame autoptico del 30 dicembre. Potrebbe esserci una connessione tra la emorragia cerebrale e le ecchimosi rilevate. Ciò che aggrava ancora di più la situazione è lo stato di etilismo della donna che, come noto, comporterebbe notevoli difficoltà nella coagulazione del sangue.

Il convivente è stato accompagnato in caserma per fornire i dettagli delle ultime ore trascorse accanto alla donna. In principio avrebbe insistito sull’incidente domestico raccontando di una caduta dalle scale, poi ha raccontato anche di una rapina subita sempre dalla donna qualche giorno prima in stazione a Padova: la rovinosa caduta sull’asfalto, a suo dire, avrebbe causato le ferite. Tuttavia l’episodio non è mai stato denunciato alle forze dell’ordine.

Resta il fatto che, nonostante le varie tesi esposte, Emiliano Bertin non è mai caduto in contraddizione davanti agli investigatori. E anche i vicini di casa, sentiti dai carabinieri, non hanno riferito di litigi particolari sentiti negli ultimi periodi.

S’indaga per l’ipotesi di omicidio ma bisogna capire chi le ha sferrato tutti quei pugni in testa.

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