Giovane muore carbonizzato nell’auto finita dentro il fosso

SALETTO. È morto a meno di cinquecento metri da casa. La sua auto si è schiantata contro un muro di cemento prima di esplodere e d’incendiarsi. A perdere la vita è stato Francesco Montesin, 26 anni, operaio di Ospedaletto Euganeo: è davvero agghiacciante la tragedia che ieri notte si è compiuta lungo la “Padana Inferiore”, poco lontano dall’incrocio noto a tutti come “del Vallancon”.
Un morto, tre feriti, altrettante vetture coinvolte, un’esplosione e un’automobile devastata dalle fiamme: è il bilancio dell’incidente avvenuto intorno alle 3.30 in via Roma, all’altezza del chilometro 358+200 della strada regionale 10 e in territorio comunale di Saletto. La tragedia si sarebbe certamente potuta evitare, e in molti oggi sono straziati dall’idea di non aver fatto abbastanza per far andare il destino in un’altra direzione. Francesco Montesin è infatti salito sulla sua Fiat Punto intorno alle 2.30. Il giovane era appena tornato da una serata passata in compagnia di amici a Monselice. Un panino e un po’ di musica in un locale della città della Rocca, quindi il ritorno a casa nel cuore della notte. A Saletto era stato accompagnato da un amico, Michele, che aveva notato la sonnolenza del ventiseienne. Nel viaggio da Monselice a Saletto, dove Montesin aveva parcheggiato l’auto, Michele aveva più volte consigliato al compagno di lasciare l’automobile dov’era, e si era reso disponibile ad accompagnarlo a casa. I rifiuti sono stati però netti. Alle 2.30 Montesin è salito sulla sua vettura. Prima di mettere in moto ha voluto riposare qualche minuto, per ritrovare la concentrazione necessaria a percorrere quei due chilometri per arrivare in via Vallancon. Giunto in via Roma, dunque a pochissimi metri da casa, il giovane automobilista ha improvvisato due sorpassi: in stretta successione sono stati superati un furgoncino e un’Audi A4. Si ipotizza, peraltro, che quello non fosse un sorpasso vero e proprio, bensì un’invasione della corsia opposta dovuta a un colpo di sonno. Fatto sta che la Punto è entrata in collisione con l’Audi: la fiancata destra dell’auto di Montesin ha toccato quella sinistra dell’Audi, al cui volante c’era K.D., serbo di 36 anni di Montagnana, in macchina con moglie e figlia. L’automobile della famiglia montagnanese ha deviato verso sinistra, per evitare di finire fuori strada, ma così facendo è volata dalla parte opposta della strada, finendo dentro a un fossato e quindi terminando la propria corsa in un campo. La Punto di Montesin ha avuto quasi la stessa sorte, solo che ha concluso il proprio volo contro il ponticello in cemento di un’abitazione. L’impatto è stato violentissimo, quasi sicuramente letale per l’automobilista. A confermarlo sarebbe lo stesso Michele, il primo a soccorrere il ferito. Lo stesso amico avrebbe provato a liberare il ventiseienne, privo di sensi, dalla cintura di sicurezza, senza però farcela. Quando è risalito in strada per cercare aiuto, la Punto è esplosa e si è incendiata, carbonizzando il corpo di Montesin e riducendo l’auto in un ammasso di ferraglia bollente. I soccorsi di vigili del fuoco e sanitari del Suem sono stati inutili. Sul posto sono arrivati anche gli agenti della Polstrada di Rovigo. Sono stati invece ricoverati in ospedale a Este i passeggeri dell’Audi, anche se la loro prognosi è di appena qualche giorno. La Procura di Padova ha aperto un’inchiesta sull’episodio: oltre al sequestro del mezzo, il conducente dell’Audi è stato iscritto nel registro degli indagati: si tratta di una procedura obbligata.
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