«Guardiamo Israele dove le start up volano grazie ai fondi statali»

Fondi, idee e governance. Sono questi gli elementi del successo nell'innovazione secondo Ruggero Frezza, founder di M31, incubatore d’impresa nato nei corridoi dell’Università di Padova e ora forte di 12 aziende ad alto tasso tecnologico avviate, oltre 100 collaboratori e più di 20 brevetti internazionali depositati.
Dalla vostra sede storica di via Tommaseo, proprio nel cuore dell’area di quella Soft City che è al centro del dibattito di questi giorni, vedete una speranza per Padova? «Proprio ieri sulle pagine del “Mattino” l’ex rettore Zaccaria ha adottato una metafora che non posso che riportare all'ambito della chimica. La città è come una provetta dove sono ben miscelati tutti gli elementi necessari per una reazione: ci sono idee e competenze di livello internazionale e l'Università presenta dati sull'efficienza della ricerca tra le più alti al mondo. Ha una struttura per il trasferimento tecnologico, Start Unipd, che è interessantissima, ha un risparmio privato considerevole e un tessuto industriale ancora capace di esportare nel mondo. Inoltre è al centro di un'area a urbanizzazione diffusa che conta per lo meno 2,5 milioni di abitanti, fra la propria provincia, quelle di Vicenza e di Treviso. Ciò che manca è un catalizzatore che permetta di sprigionare una reazione latente da tempo».
La Camera di Commercio, forte di un piano di razionalizzazione della partecipate che potrebbe liberare tra i 50 e i 70 milioni di euro nei prossimi anni, ha scelto di investire in infrastrutture dell'innovazione. Può essere un catalizzatore sufficiente per sprigionare questa reazione chimica?
«È vero quello che diceva il presidente dell’Ance sulle pagine del vostro giornale a proposito della necessità di fare di questi capitali il volano di nuovi investimenti, ma è pure vero che basterebbero anche da soli, se concentrati in pochi grandi progetti, a dare una spallata significativa all'immobilità».
Qualche idea concreta?
«Le infrastrutture digitali, la banda ultralarga, la centralità dell'area della fiera sono elementi necessari ma visto che tutto parte da Torino, un esempio concreto è l’Energy Center della capitale piemontese. Un progetto da 19 milioni di euro, finanziato con i fondi Fesr della Ue tramite la Regione per 14 milioni e per i rimanenti dalla Fondazione Crt e dalla Compagnia San Paolo, orientato completamente alla ricerca nel settore delle energie. A pochi mesi dalla sua apertura, l’Energy Center sta attirando capitali statunitensi e cinesi che chiedono il raddoppio della struttura e dei fondi per i ricercatori. Un altro esempio è il Techological Incubators Program dello Stato di Israele, tra i più attivi nel settore dell’innovazione ma con un Pil e una popolazione non diversi da quelli del Veneto. Qui lo Stato crea un progetto con linee guida precise e tempi chiari (circa 2 anni) e lo mette a bando investendo alcuni milioni di euro. Fatto cento il valore del bando, il ministero dell’Industria israeliano mette l’85% del valore e chiede ai partecipanti (incubatori d’impresa certificati) di investire il restante 15%. I fondi statali sono finalizzati ai prestiti necessari allo sviluppo delle imprese (e restituiti solo in caso di successo) mentre quelli dell’incubatore sono investiti in private equity a disposizione delle start up. I risultati sono impressionanti: dal 1991 al 2012 sono stati spesi 650 milioni di dollari che hanno lanciato sul mercato oltre 1700 imprese e queste sono state capaci di generare investimenti privati per 3,5 miliardi di dollari, con un moltiplicatore di 1 a 5 e oltre».
Ma per progetti di questo genere ci vogliono non solo le idee ma un management capace di accompagnare l’innovazione sui mercati globali.
«Questo è vero come è vero che ci vuole buona governance per orientare i progetti e metterli in pratica. Sono convinto però che se i fondi messi in campo fossero sufficienti e i progetti credibili, saremmo in grado di attirare quelle personalità di respiro internazionale che il rilancio della città richiede».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








