Ha servito per 30 anni il caffè ai pendolari

In questo periodo Antonio Piombo era in ferie, avrebbe smesso di lavorare a giugno. Titolare e colleghi: «Un dipendente modello»
TOME' - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - BAR STAZIONE
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PADOVA. Antonio Piombo, 60 anni, era il barista della stazione di Padova. Conosciuto e stimato da tutti, da trent’anni lavorava dietro ai banconi dei due bar che ci sono all’interno della stazione ferroviaria.

L’uomo che è stato trovato morto venerdì pomeriggio lungo l’argine del Po, fra Garofolo e Polesella, freddato da due colpi di pistola, uno al busto l’altro alla testa, era un volto molto noto in città.

Da Lama Polesine, il paesino in provincia di Rovigo dove viveva assieme al fratello e un tempo anche alla madre anziana, Antonio ogni giorno arrivava alla stazione di Padova. Si infilava il grembiule e con il suo consueto sorriso si metteva dietro al bancone di uno dei due bar, il “Rustichelli & Mangione” oppure il “Bricco Cafè”, entrambi della catena Lagardère Food Service e della stessa gestione. Lo conoscevano tutti.

Per una vita è stato il volto che quotidianamente con la sua garbata gentilezza ha servito brioche e caffè a migliaia di pendolari. Era una persona sorridente, cortese, con un modo di fare particolare che è difficile scordare anche avendolo incrociato una sola volta. I due bar della stazione erano la sua vita.

Partiva ogni mattina all’alba dalla provincia di Rovigo in macchina, una Fiat Punto bianca, la stessa che dopo l’omicidio sembra essere scomparsa e con cui probabilmente è scappato l’assassino, e arrivava in un bar o nell’altro, dipendeva dai turni di lavoro.

Un lavoro, quello del barista e cameriere, che a detta di chi lo conosceva, ha sempre svolto con passione e dedizione, e che ora, dopo trent’anni di servizio, stava portando a termine. Il primo di giugno Antonio Piombo sarebbe infatti andato in pensione. Dal 27 aprile scorso non lo si vedeva più ai due bar della stazione perché stava smaltendo i giorni di ferie che aveva accumulato nel tempo, prima di godersi finalmente il meritato riposo.

«Mi diceva che era felice di andare in pensione, ormai aveva raggiunto l’età giusta e poi per lui andare avanti e indietro ogni giorno da Rovigo aveva cominciato ad essere faticoso», racconta provato il direttore delle due caffetterie, Paolo Bonetto.

«Siamo tutti sconvolti dalla notizia della morte di Antonio, soprattutto per le modalità. Era un’ottima persona, un lavoratore modello, sempre puntuale e disponibile nei confronti dei clienti. Una persona limpida e corretta e anche per questo che sia stato ammazzato ci lascia senza parole». Non solo il direttore, ma anche i colleghi di lavoro hanno solo parole positive da spendere nei confronti del cameriere, così brutalmente ucciso. «Era un buono, uno che non si arrabbiava mai, che non alzava mai la voce con nessuno. Sapevamo che non era sposato, che non aveva figli e che viveva con il fratello vicino a Rovigo. Fino a qualche anno fa entrambi accudivano la mamma anziana che poi purtroppo è mancata», dicono i dipendenti dei due bar.

«Possiamo dire è che mancherà a tutti noi», raccontano gli ex colleghi di lavoro.

«Sapere la tragica fine che ha fatto, sapere che non si potrà godere la tanto attesa pensione, sapere che non lo vedremo più e che non potrà passare a darci un saluto di tanto in tanto ci fa stare davvero molto male», ha concluso infine il direttore dei due bar della stazione.

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