«Hanno vinto i privati E la politica ha abdicato»

Ivo Rossi sul caso nuovo ospedale: «Sono pronto a parlare con i magistrati»
Di Claudio Malfitano
MARIAN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - AREA NUOVO OSPEDALE SAN LAZZARO.
MARIAN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - AREA NUOVO OSPEDALE SAN LAZZARO.

«Tutto sembra ruotare attorno agli interessi dei privati. Se davvero il pubblico avesse rinunciato al suo ruolo di disegno della città, ci troveremmo in una situazione davvero avvilente, con la sanità padovana fortemente ridimensionata». Parte da un lavoro di rilettura delle vicende degli ultimi anni l’analisi di Ivo Rossi sul nuovo ospedale. L’ex sindaco reggente, che nel luglio 2013 firmò con Zaia e Degani l’accordo di programma per la localizzazione a Padova Ovest, analizza i passaggi che hanno portato all’annullamento di quell’atto e alla scelta dell’area di San Lazzaro. Un “trasloco” finito nell’occhio della Procura che ha aperto un fascicolo d’inchiesta. «Sono pronto a essere ascoltato dai magistrati, anche perché si dicono un sacco di falsità e inesattezze – spiega Rossi – Come il fatto che i privati avrebbero prospettato a me la possibilità di realizzare il nuovo ospedale a Padova Est. È banalmente impossibile: avevo firmato pochi mesi prima l’accordo di programma. Per me la questione era chiusa».

Rossi, partiamo dall’inizio: a lei cosa chiese il liquidatore della società che possiede l’area di Padova Est?

«Di realizzare una grande struttura di vendita. Fece un’osservazione al piano del commercio e venne a parlarmi direttamente. La mia risposta fu no, osservazione bocciata».

Pochi mesi dopo però su quell’area avvengono alcuni passaggi di proprietà giustificati con l’ipotesi del nuovo ospedale.

«I privati dicono che la voce sarebbe stata raccolta in campagna elettorale. Visto che per me non era ipotizzabile, poteva venire solo da altri candidati. Oppure chi ha fatto quell’atto era un veggente».

Si è fatto un’idea di quello che è accaduto?

«Tutto sembra ruotare attorno alla crisi dell’operazione immobiliare sull’area di San Lazzaro. C’era un piano urbanistico nato in un’altra stagione, con le idee di Edilbasso. Il progetto era dell’archistar Aurelio Galfetti che aveva disegnato la città della moda con il Net Center e appena dietro un nuovo rione residenziale».

Di quel progetto si realizza solo il grattacielo.

«Sì, ma il privato si trova in difficoltà per la crisi. E tenta di valorizzare in tutti modi la propria area. Prima cercando di collocare la sede dell’Arpav nel Net Center. E poi tentando di valorizzare l’area IR2, gravata da un debito di 70 milioni».

In che modo?

«Serve una grande opera pubblica che faccia da volano per tutta la zona di Padova Est. Ne trovano addirittura due: il nuovo ospedale e la stazione dell’alta velocità. Contemporaneamente inizia lo screditamento dell’area di Padova Ovest, facendola passare per una palude».

Secondo lei i problemi idrogeologici non esistono?

«Macché, lo dimostrano le mappe dell’Ispra e il recente completamento dello scolmatore Limenella-Fossetta. Me lo disse anche, a fronte di questo tam tam in crescendo, l’ex direttore generale Claudio Dario: andò a fare un sopralluogo in un giorno di pioggia. Non trovò alcun problema».

C’è però una relazione della sezione difesa del suolo della Regione che parla di 60 milioni necessari per la messa in sicurezza dell’area.

«È quella di Tiziano Pinato. Lo chiamai e mi confessò: “Ho ricevuto pressioni”. Lo ha ripetuto anche nella sua deposizione al processo Cappadona. In questi anni troppi tecnici hanno piegato la testa»

Insomma, un “diversivo” per spostare l’ospedale?

«Ci sono una serie di azioni apparentemente scoordinate che alla fine concorrono a determinare un unico risultato. La controprova? Il fatto che una volta eliminato l’ospedale da Padova Ovest arrivano fondi stranieri pronti a investire su nuove strutture commerciali. Ma non era una palude? Faranno centri galleggianti?».

E gli enti pubblici che ruolo hanno avuto in questa storia?

«Non si capisce chi sia stato a dettare il gioco e chi l’abbia subito. Di sicuro i privati hanno perseguito caparbiamente il loro interesse».

Neppure l’Università è intervenuta.

«Il Bo ha scelto di ritagliarsi un ruolo defilato, lasciando che fosse la politica a fare delle scelte, anche da un punto di vista localizzativo. Mi dispiace. E mi chiedo: è mai possibile che in una città con un ateneo così importante si possa raccontare impunemente una favola come quella della palude a Padova Ovest?».

Cosa crede sia necessario fare adesso?

«Per allontanare le ombre e dare una risposta ai padovani, la cosa più saggia sarebbe tornare all’accordo di programma del luglio 2013 costruito attraverso una pianificazione condivisa e sottoscritta da tutti i sindaci della cintura. E anche dal governatore Zaia».

Altrimenti?

«Sarà il lento “de profundis” della sanità padovana, sempre più marginalizzata in una regione in cui crescono Verona e Treviso. La nostra città rischia di pagare per i suoi conflitti politici. Un prezzo che non possiamo permetterci».

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