Hub Alì, ricorso respinto: via libera ai lavori

Il Tar ha dichiarato inammissibile l’istanza del comitato di Granze: «È un’ingiustizia». L’azienda: «Grande soddisfazione»

Marta Randon
Una simulazione virtuale dell’hub logistico che sorgerà a Granze di Camin, in via Svezia.
Una simulazione virtuale dell’hub logistico che sorgerà a Granze di Camin, in via Svezia.

Ricorso respinto perché inammissibile. Si è espresso così, mercoledì, il Tribunale amministrativo del Veneto sull’istanza presentata da alcuni cittadini e dal Comitato di Granze di Camin contro il progetto di ampliamento dell’hub logistico di Alì, in via Svezia, zona industriale.

Una decisione che, di fatto, lascia in piedi tutti gli atti autorizzativi approvati dal Comune e dalla Regione, consentendo alla famiglia Canella di proseguire con i lavori, salvo nuovi sviluppi in appello, se ci saranno.

«Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tar, la nostra volontà è sempre stata quella di realizzare un’opera innovativa che potesse unire la crescita alla sostenibilità ambientale – scrive il Gruppo Alì in una nota –. Siamo felici sia stato riconosciuto il lavoro fatto dal Consiglio comunale. Il cantiere non si è mai fermato e i lavori perseguiranno».

L’ampliamento dell’Hub è stato approvato a Palazzo Moroni il 27 maggio 2004 con l’ok a una variante al Piano degli Interventi. Per i giudici il ricorso non rispetta i requisiti necessari per essere esaminato, non viene, quindi, neanche preso in considerazione. Non entra nel merito del progetto.

I motivi dell’inammissibilità

Secondo il Tar, il Comitato dei cittadini di Granze di Camin non ha dimostrato di avere i requisiti per agire in giudizio: ha scopi statutari troppo generici, non è stata provata un’attività continuativa e strutturata nel tempo e manca una rappresentatività chiara e significativa del territorio. Un elemento che ha pesato nella decisione è la presenza, tra gli aderenti, di persone non residenti nel quartiere o addirittura in altri comuni.

«Dalla lettura dello Statuto (del Comitato ndr) emerge che non è necessario, per aderirvi, risiedere nel quartiere di Camin, tanto che alcuni soci abitano in quartieri diversi o addirittura in altri comuni, come Rubano e Fiesso D’Artico – si legge nella sentenza –, non risulta provato nemmeno che i soci o promotori del Comitato abbiano interessi omogenei o non confliggenti in merito alla materia controversa”. Il Comitato non ha legittimazione ad agire “perché il quartiere Granze di Camin dista circa due chilometri dall’area oggetto dell’intervento proposto da Alì”.

Altro punto centrale riguarda l’assenza di una dimostrazione concreta del danno. Le preoccupazioni espresse dal Comitato – aumento del traffico, perdita di aree verdi, impatto sul valore degli immobili – sono state considerate non supportate da elementi sufficienti. Il tribunale ha anche richiamato il contesto dell’area, già caratterizzata dalla vicinanza alla zona industriale e alle principali infrastrutture viarie.

Necessità di ampliarsi

Il Gruppo Alì ha necessità di ampliarsi a Granze per superare alcune criticità: l’attività di stoccaggio dei prodotti freschi, ad esempio, ha bisogno di essere concentrata solo in via Svezia. “La razionalizzazione mira a ridurre il transito del mezzi Alì” recita la sentenza.

Oltre all’ampliamento della struttura esistente l’intervento prevede la costruzione di un magazzino automatizzato e un fabbricato per la logistica e-commerce, che ora si trova a Noventa Padovana. “Per la prima volta nella zona industriale della nostra città sorgerà un polo logistico con un’ampia area verde con oltre 2500 piante – si legge ancora nella nota di Alì –. L’operazione porterà risvolti socio-economici di rilievo con prospettive occupazionali importanti. Questo progetto ci permetterà di offrire ai nostri collaboratori un luogo di lavoro migliore, assumere e contemporaneamente dare un contributo allo sviluppo e alla crescita della città di Padova. Non vediamo l'ora di concludere l’ intervento per testimoniare come si possa integrare la natura nell'ambiente di lavoro, anche nel settore logistico”.

Soddisfazione anche dal Comune: «Siamo convinti della bontà e della correttezza dell’iter amministrativo che ha portato al provvedimento, lo siamo sempre stati. Prendiamo atto della sentenza; manterremo l’atteggiamento di dialogo e confronto con tutti».

Mesi fa il Comitato e i cittadini erano riusciti, appellandosi al Consiglio di Stato, a fermare una parte dei lavori dell’ampliamento. Il Tar l’estate scorsa aveva respinto la richiesta di sospensiva cautelare, ma il secondo grado di giudizio ha deciso il contrario.

«Per il momento ci prendiamo un momento di riflessione –fa sapere Diego Tono del Comitato –. Rimane in tutti noi un grande senso di ingiustizia. Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato fino ad oggi». Vedremo se, anche questa volta, il Comitato avrà intenzione di proseguire con l’iter giuridico. Dovrà spendere ancora varie migliaia di euro. 

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