Huseyn, che ha remato da Istanbul a Padova sulla rotta di Antenore

Ha 50 anni, ha percorso 3500 chilometri in quattro mesi su una barchetta. «È stata una vacanza bellissima, ma ho incontrato molte difficoltà nei porti»

PADOVA. Corto Maltese in carne, ossa, codino, cerchi d’oro ai lobi e rilevante impatto estetico è arrivato ieri alle 14.45 alle chiuse di Porte Contarine, remando sulla sua barchetta. L’ultimo tratto di un viaggio iniziato il primo luglio a Istanbul: 3500 chilometri, 120 giorni di cui 90 ai remi, sempre dormendo sottocoperta ma in senso letterale, sotto una coperta impermeabile tesa sulla barca, a parte tre uniche notti in albergo. E sempre facendosi da mangiare con il fornelletto.

Il tutto sull’onda di un gemellaggio Fontaniva-Bartin in Paflagonia (Turchia), ad opera di un gruppo capeggiato da Ugo Silvello, 59 anni, storico nonché preside a Tombolo, per rievocare Antenore, leggendario fondatore di Padova, che appunto dalla Paflagonia veniva. Tanto per gettare vaga luce su tale non frequentatissima storia, narra Omero nell’Iliade che un gruppo di Eneti, popolo che viveva nell’attuale Veneto, nel 1180 a.C. arrivò in aiuto dei Troiani contro gli Achei. Sconfitti, gli Eneti se ne tornarono a casa guidati da Antenore. Al quale un oracolo suggerì, con una certa insistenza, di fondare una città. Ed ecco Padova.

Il gemellaggio è cominciato nel 2001 con cinque avventurosi che sono andati da Fontaniva a Bartin in bici. Poi scambi, studenti e via, con risonanza anche in Turchia. Della faccenda viene a conoscenza il nostro Corto Maltese, che si chiama Huseyn Urkmez, ora 50enne, titolare di un negozio di bici a Istanbul, tipo votato alle imprese solitarie, grande rematore e appassionato di ciclismo. Con il papà di Bartin, per l’appunto. Così si gemella anche lui e arriva a Padova e a Fontaniva pedalando su una Graziella. Poi primo tentativo a remi interrotto dalla morte del padre. In luglio, dotato di sponsor, ci riprova: a Ferragosto era a Limnos in Grecia, ieri a Padova (per la verità era arrivato 4 giorni fa a Venezia, ma l’ha bloccato l’acqua alta). Adesso starà qualche giorno dagli amici di Fontaniva, poi tornerà a Istanbul, lui e la barca in treno.

Vento e pioggia, ieri alle 14.45 a Porte Contarine. Un drappello di Amissi del Piovego, gli amici di Fontaniva e i fotografi aspettano. Huseyn arriva dalla Riviera, scortato dalla Padovanella: quando appare, è tutto uno scattare immagini, lui dalla barchetta, gli altri dal parapetto. Capelli biondo-sale pepati con codino, berretto marinaro, abbronzato, maglietta a righe, pelle d’oca ché le maniche sono corte e anche Corto Maltese ha dei limiti. Saluta, apre una bottiglia e passa i bicchieri a chi si è avventurato giù per le scalette. Ma di scendere non ne vuole sapere. Viene convinto, e finalmente sbarca, affiancato da Seyda, 20 anni, turca, studentessa a Padova, cooptata come interprete e che, caso dei casi, ha un lontano parente in comune con Huseyn e da piccola l’aveva conosciuto.

Breve l’incontro con il rematore. Mai avuto problemi? «Con la natura no» racconta, «con gli uomini sì: ogni volta che arrivavo nei porti, volevano mandarmi via. E anche per uscire dal porto di Istanbul ho dovuto penare, l’ho fatto quasi di nascosto. Ma è stato un viaggio bellissimo. Indimenticabili 50 chilometri lungo l’Albania da solo in un ambiente splendido». E ancora: «È stata una vacanza. L’ho fatto anche per dimostrare che si può viaggiare lontano solo con una barca a remi». Prossima tappa, ritorno in Turchia a cercare uno sponsor e l’anno prossimo fare Padova-Portogallo, questa volta pedalando.

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