Il clochard multato a Padova: un'auto in divieto se la cava con meno

Parla il senzatetto sanzionato perché dormiva a terra: preferisco dormire fuori perché condividere la miseria è brutto
Un clochard a Padova
Un clochard a Padova

Massimo Susa ci scherza sopra. «Se avessi lasciato un'auto in divieto di sosta forse avrei rimediato una multa meno salata». Il diluvio di parole, le prese di posizione pro e contro, le garanzie sulla solidarietà già offertagli e quella intervenuta dopo che la polizia municipale l'ha multato alle due di notte perché dormiva a terra in piazzetta Sartori sembrano non averlo toccato.

Sulla spalla destra tiene la tracolla di un borsone nuovo di zecca perché il precedente era oramai «inutilizzabile», sfondato dal peso delle cose trasportate. «Qui c'è la mia casa» dice quasi a giustificarsi. In mano ha una cartellina di plastica trasparente, all'interno della quale ci sono il verbale della multa da 100 euro affibbiatagli dalla polizia municipale nella notte del 21 dicembre scorso e la ricevuta del bollettino postale che attesta il pagamento della sanzione relativa alla violazione del regolamento di polizia urbana per essersi sdraiato «a terra sul marciapiede utilizzandolo come giaciglio per dormire» hanno rilevato i vigili.

Una coppia padovana, che da qualche tempo ama scambiare due chiacchiere con lui e gli dà una mano quando è in città, gli ha pagato la multa. «Andiamo a bere un caffè?» chiede Massimo. «Pago io, l'avevo promesso».
Così, di fronte a una tazza di caffè che il senzatetto di 48 anni, originario di Torino, ordina lungo non senza prima essersi informato sulla marca dello stesso, racconta con serenità dell'episodio. «Ma no, non sono stati né scortesi né bruschi con me» dice Susa sull'approccio avuto con i vigili pochi giorni prima di Natale. «Trovo solo sia stato poco intelligente svegliarmi alle 2 di notte, chiedermi i documenti e poi multarmi. Se avessi lasciato un'auto in divieto di sosta magari avrei rimediato una multa meno salata». Massimo Susa dice di trovarsi bene a Padova. «Come no» risponde senza esitazione, «scappo solo quando qui fa troppo freddo, vado a Piacenza» spiega. Lo ha fatto anche di recente, subito dopo l'oramai famosa multa. «Una signora, a Piacenza, mi ha chiesto: ma non ha freddo qui all'aperto? Io le ho risposto che, in realtà, ero arrivato a Piacenza perché fuggivo dal freddo-umido di Padova. Ti entra nelle ossa, bisogna stare attenti».

Perché non accettare, allora, un posto letto sotto un tetto, magari quello che il Comune ha detto di avergli offerto più volte? «Alla Caritas?» ribatte Massimo e si ferma. Ci pensa un po', poi a mezza voce risponde «la miseria è brutta, meglio la strada». Facendo intendere che la strada può anche essere una scelta. Susa, otto anni fa, è stato licenziato dall'azienda di illuminazione per la quale lavorava. Viveva con i genitori, non è più riuscito a trovare lavoro, e a un certo punto non se l'è più sentita di stare in casa con loro. Così la vita l'ha portato sulla strada. «Avevo scelto piazzetta Sartori» racconta ancora sull'episodio «perché lì c'è silenzio, il rumore delle automobili non si sente e si riesce a dormire».

Massimo, nonostante tutto, continuerà a cercare un posto sotto le stelle dove dormire. «Il reato di vagabondaggio non esiste più» taglia corto alla domanda se non teme di essere multato ancora. «Però visto l'aumento esponenziale degli sbarchi a Lampedusa i sindaci hanno introdotto regolamenti e ordinanze che prevedono non sanzioni penali ma multe. Ecco, alla luce della scelta fatta dal legislatore questi regolamenti mi sembrano delle forzature visto che il reato di vagabondaggio non esiste più. Ad ogni modo è così, e niente... Speriamo di vederci ancora, ma per altre cose» si congeda. «Negli Stati Uniti i grandi supermercati premiano il milionesimo cliente. Magari lo fanno anche qui, e con un po' di fortuna...».
 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova