Il conto dei danni delle ultime grandinate nel Padovano: «Perso il 30 per cento del raccolto»
L’allarme di Confagricoltura: mais, frumento e ortaggi sono stati letteralmente scorticati. Ciliege e meloni addirittura “bucati” dai grossi chicchi ghiacciati

Allegranzi Gaiarine Danni dalla grandine Agricoltore Giuseppe Fantuz
PADOVA. Mais e frumento, ma anche ortaggi – zucchine, fagioli e piselli letteralmente scorticati via – e frutti come ciliegie e meloni. La grandine che si è abbattuta nel fine settimana in tutta la provincia, colpendo in particolare Terme, Piovese e Bassa padovana (ma anche a Salboro, Albignasego e Padova), ha causato pesanti perdite alle aziende agricole padovane, che in alcuni casi hanno visto sfumare anche fino al 30 per cento delle colture.

Ieri è arrivato il bis, in particolare tra Rubano e alcune aree del Piovese, ma in questo caso i danni all’agricoltura sono stati minimi. Grandinata anche nella zona termnale. «Chicchi di grandine grossi come una noce» denuncia Coldiretti di Padova. «Se le prime segnalazioni riferivano di danni evidenti per le coltivazioni a pieno campo come mais e frumento, nelle ore successive gli agricoltori hanno scoperto che la grandine aveva colpito duro anche sugli orti e in particolare sui prodotti pronti per essere raccolti».

Montagnana (PD), 10 giugno 2020. Marcon Renzo e il suo raccolto andato distrutto dal maltempo. Nella foto: Renzo Marcon mostra due meloni danneggiati dalla grandine
In zona Maserà di Padova, ad esempio, l’ondata di maltempo ha letteralmente scorticato zucchine, piselli e fagioli, i cui bacelli sono stati irrimediabilmente ammaccati e resi inutilizzabili. Prodotti freschi e di stagione, pronti per essere immessi nel mercato, che invece dovranno essere buttati. Si parla anche di 5-6 quintali di ortaggi distrutti per azienda. Anche il mais, in piena fase di levata, vale a dire nel periodo di massimo sviluppo della piante, è stato flagellato dalla grandine, così come il grano prossimo alla maturazione. Colpite la soia e l’orzo, così come le piante da frutto, a partire dalle ciliegie. «Era partita bene la raccolta delle ciliegie in provincia di Padova, con buona qualità e prezzi sopra la media, ma le piogge degli ultimi giorni hanno rovinato la festa» confermano da Confagricoltura. «A farne le spese è soprattutto la zona di Montagnana, che si è vista rovinata tutto il raccolto degli ultimi giorni».

Adriano Favazza, cerasicoltore della città murata, denuncia il cosiddetto fenomeno del cracking, della spaccatura dei frutti: «Ha piovuto forte in questi giorni. Inoltre ci sono stati forti sbalzi di temperatura. Tutto questo ha contribuito al fenomeno della spaccatura dei frutti. Abbiamo il 30 per cento dei frutti da buttare nell’ultima settimana, vale a dire 25 quintali di ciliegie per quanto mi riguarda. Un bel danno. Adesso speriamo che si salvino almeno le ciliegie medio-tardive, ma deve smettere di piovere, altrimenti perderemo anche quelle». Aggiunge Favazza: «Quando la ciliegia si spacca non è più vendibile. E l’industria delle marmellate paga troppo poco. Sta diventando anche difficoltosa la raccolta, perché si lavora per poche ore e poi bisogna abbandonare il campo perché comincia a piovere. E anche quello aggrava la situazione, perché i frutti intanto maturano e, se non si raccolgono al momento giusto, si rischia di buttare via tutto. La cosa incredibile è che abbiamo passato aprile a irrigare, perché c’era troppo caldo e secco. Adesso è giugno, dovremmo avere 30 gradi, e invece fa freddo, piove a dirotto e con bombe d’acqua».
Renzo Marcon, che coltiva meloni in via Prateria a Montagnana, ha visto danneggiati irreparabilmente tutti i frutti fuori dalla serra. Stessa sorte è toccata alle piante di patate. Proprio i meloni, oltre che con la grandine, fanno i conti anche con la speculazione: agli agricoltori in questi giorni vengono pagati 35 centesimi al chilo, quando i costi vivi sono di almeno 45 centesimi (si lavora in perdita) e la vendita della grande distribuzione all’opposto tocca i 99 centesimi.
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