Il cuoco, la ragazza e le Sfumature in salsa veneziana

di Nicolò Menniti-Ippolito
È pordenonese e ha poco più di trent’anni la risposta italiana a E.L. James e alle sue Cinquanta sfumature. Si chiama Irene Cao e la Rizzoli pubblicherà in estate la sua trilogia erotica, in parte in corso di scrittura. Dei libri, della storia che raccontano ancora sia sa poco e Irene Cao non vuole più di tanto svelare le sue carte. «Sto scrivendo isolata in un paesino del Friuli» dice «ed è troppo presto per parlare dei libri. Posso solo dire che il primo romanzo è interamente ambientato a Venezia e che un ruolo molto importante lo hanno l’arte e la cucina».
La storia infatti ha per protagonista, a quel che si sa, una ragazza veneziana che si trova coinvolta, e travolta, con un cuoco siciliano. E Irene Cao Venezia la conosce bene. «Ho studiato a Ca’ Foscari» dice. «Mi sono laureata in lettere antiche con una tesi di storia romana, poi nel 2006 sono diventata dottore di ricerca, ma a quel punto la mia carriera di studiosa si è interrotta, anche perché all’Università non c’era possibilità di continuare».
E dunque dagli studi di epigrafia si passa ad altro, come la letteratura erotica. «No, in realtà io scrivo da molti anni, la narrativa è sempre stata una mia passione. Poi ho cominciato anche a scrivere per qualche settimanale, alcuni lacerti di diario sono stati pubblicati su “A” e ora è arrivata la possibilità di pubblicare».
Insomma non è proprio la storia della latinista, specializzata in epigrafia, che non trovando lavoro si mette a scrivere romanzi erotici, però la storia intellettuale di Irene Cao risulta abbastanza diversa da quella delle classiche autrici di “mommy porn”; ma questa è la differenza tra il mondo anglosassone e il nostro.
«Ho cominciato a scrivere prima del successo delle Cinquanta sfumature»dice Irene Cao «ma ovviamente poi le ho lette, perché bisogna pur capire quello che fanno gli altri».
Confessa però di non essere andata oltre, di non aver letto gli altri best seller nati sulla scia: «I temi in fondo sono sempre quelli, si tratta però di vedere come li racconti». E su questo punteranno i suoi libri.
E sarà un’altra scrittrice di Pordenone, come Mauro Covacich, come Tullio Avoledo, come Federica Manzon, come Massimiliano Santarossa. «Sì» dice Irene Cao «ma non li conosco molto. Ho rapporti con Massimiliano Santarossa e sono stata a scuola con Federica Manzon, ma alla scrittura mi sono avvicinata da sola, senza punti di riferimento». E certo originale sarà la sua bibliografia. Un esordio dotto nella saggistica specializzata e poi i romanzi erotici. «Nel 2009 ho pubblicato con la casa editrice “Il Poligrafo” la mia tesi di dottorato che si intitolava “Alimenta” e affrontava un tema di storia romana abbastanza ristretto e per specialisti». L’unico legame coi romanzi è che anche lì si parlava di cibo, visto che con “Alimenta” si indica una istituzione romana di assistenza che si proponeva la raccolta mensile di frumento o somme di denaro, destinati al sostentamento di bambini poveri. «Ma questi romanzi» assicura Irene Cao «non hanno nulla a che fare con quello che ho s. tudiato, l’unica traccia è rappresentata dal ruolo rilevante che ha l’arte, la storia romana non c’entra nulla». Il sesso sì, invece, e l’accoppiata col cibo sembra pescare da un lato in una lunga tradizione, anche latina, dall’altro in argomenti estremamente alla moda. Ma Irene Cao promette di essere in primo luogo una scrittrice, anche se è consapevole che questa trilogia punta ai grandi numeri e prova a cavalcare l’ ondata travolgente di un successo - l’erotismo al femminile - che non accenna a fermarsi.
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