Il dramma di Alessandro, tetraplegico senza infermieri

La denuncia dei genitori di Alessandro Manzella: è rimasto solo, non ha più gli infermieri dell'Opsa a seguirlo. E' tetraplegico da 23 anni a causa di una meningite. L'assessore Verlato: cerchiamo soluzioni
SENZA INFERMIERI. Alessandro Manzella (a sinistra) tetraplegico da anni; sopra, Fortunato Rao; a destra, l’Opera della provvidenza
SENZA INFERMIERI. Alessandro Manzella (a sinistra) tetraplegico da anni; sopra, Fortunato Rao; a destra, l’Opera della provvidenza
PADOVA. Parla lentamente, al ritmo cadenzato del macchinario che gli permette di respirare. «Perchè io dovrei accettare tutto il male che mi stanno facendo soffrire?». Alessandro Manzella, 34 anni, dal 12 dicembre è solo. Non ha più alcun infermiere che aiuti mamma Annamaria e papà Antonio a gestire la sua difficile situazione: è tetraplegico da 23 anni a causa di una meningite.


Da poco tempo, dai suoi immensi occhi azzurri, non riesce più a vedere. I genitori lo seguono con una dedizione che non ha eguali: ogni giorno, dall'alba fino all'ora di pranzo, provvedono alle sue esigenze: pulizia, respiratore, tracheotomia, medicinali. È tutto sulle loro spalle da quando si è incrinato anche il rapporto con l'Opsa, Opera della provvidenza di Sant'Antonio. «Ci hanno abbandonato tutti - ammettono con un filo di voce Annamaria e Antonio - prima l'Usl 16, ora l'Opsa. Chiediamo solo che Alessandro venga seguito da persone in grado di gestire la sua situazione. Tutto si è rotto un anno e mezzo fa quando era seguito da un'infermiera che, dopo 13 anni, ci ha lasciati».


Da allora sono iniziati i problemi. Sono stati scritti nuovi regolamenti professionali, cui gli operatori che si sono succeduti a casa Manzella si attengono scrupolosamente. Ma Annamaria e Antonio sanno ciò di cui ha bisogno loro figlio: «Gli infermieri arrivavano ed era un continuo "questo non si può più fare"... Non si può pensare di imbrigliare tutto in regolamenti e disposizioni. In prima istanza c'è il benessere di nostro figlio». Prima si era spezzato il rapporto con l'Usl: i Manzella sostengono che gli infermieri del distretto 2 siano disposti a tutto pur di non varcare la soglia della loro casa; d'altro canto l'Azienda sanitaria diretta da Fortunato Rao sottolinea che nessun operatore incaricato di seguire Alessandro è stato ritenuto all'altezza dai genitori. Un rompicapo che sembrava risolto con la presa in carico del giovane da parte dell'Opsa. «Nulla da fare - spiega Annamaria - Dal 12 dicembre nessuno si è più fatto vivo. Facciamo tutto noi».


A breve, però, la mamma di Alessandro dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico: «E chi seguirà il nostro ragazzo?». I genitori temono (e hanno documenti che lo testimoniano) che le istituzioni vogliano costringerli ad acconsentire al trasferimento del figlio in una struttura protetta, attraverso l'intervento dell'autorità giudiziaria. In mezzo al groviglio della burocrazia, delle carte bollate, delle riunioni e dei colloqui c'è un giovane che, nonostante la disabilità, è attaccato alla vita con tutte le forze: «Perché io dovrei accettare tutto questo...», afferma a fatica Alessandro. Dal fronte sanitario e amministrativo giungono solo rassicurazioni: «Dal punto di vista umano siamo tutti con loro - sottolinea l'assessore comunale ai Servizi Sociali Fabio Verlato - Tenteremo una mediazione costruttiva per risolvere la situazione». Sulla stessa linea il manager dell'Usl Fortunato Rao: «La nostra disponibilità ad aiutarli è totale, basta che ci permettano di farlo».

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