Il giorno del Premio Galileo: 5 scienziati-scrittori si sfidano

Padova e la divulgazione scientifica: gli studenti scelgono il miglior libro. In finale cinque scienziati-scrittori: così la scienza affascina come un romanzo

PADOVA. Questo pomeriggio, a partire dalle 16, circa 3000 ragazzi di 111 istituti superiori di altrettante province, in una gioiosa assemblea nell’agorà del centro culturale Altinate daranno con il loro voto la vittoria a uno dei cinque libri finalisti del Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica. E’ questa la sesta edizione di un evento di grande interesse culturale e formativo che ha la stessa meccanica del Premio Campiello. Una commissione composta da docenti, ricercatori, scienziati, giornalisti, ha lavorato di intaglio su 77 opere pubblicate nei due anni precedenti, presentate al vaglio della rassegna, selezionandone 18. Quest’anno presiede la commissione Piergiorgio Odifreddi, matematico, straordinario divulgatore, vincitore del Premio 2011 con il libro C’è spazio per tutti. Il grande racconto della geometria. Il 20 gennaio scorso in Sala Paladin a palazzo Moroni, in seduta pubblica, il gruppo di esperti aveva operato un’ulteriore selezione da cui sono usciti i cinque libri finalisti (Gian Francesco Giudice Odissea nello zeptospazio; Telmo Pievani La vita inaspettata; Carlo Alberto Redi Il biologo furioso; Niccolò Guicciardini Newton; Alex Bellos Il meraviglioso mondo dei numeri). La commissione ha costruito il suo giudizio passandolo al filtro di due valori: il rigore scientifico dell’opera con i fermenti di innovazione che contiene e il talento divulgativo dell’autore, la forza espressiva e la trasparenza dei concetti, ingredienti di una ricetta destinata a catturare l’attenzione e a suscitare emozioni. Ora la palla passa alla giuria popolare, alla folla di studenti provenienti da tutti gli angoli d’Italia, dal Monte Bianco all’Etna. Saranno loro a dire quale opera è piaciuta di più.

Si tratta, dunque, di un’operazione di ampio respiro che ha come obiettivo la conoscenza, un bagaglio di saperi che rende più liberi e più forti. Secondo Odifreddi per leggere il grande libro della scienza occorre conoscerne l’alfabeto: le leggi della matematica, il grande affresco della fisica, la biologia che permette di penetrare il cespuglio della vita selezionato in rami secchi e rami verdi dalla lotta per la sopravvivenza, potato dalle forbici dell’evoluzione darwiniana. Che cosa si frappone a questo processo? Il primo ostacolo è un sistema incentrato sulla cultura umanistica; c’è poi la convinzione accademica diffusa che la divulgazione, la popolarizzazione del sapere, sia un’attività di serie B, la cenerentola della ricerca.

Osta, infine, la povertà del terreno in cui si semina: nel nostro paese il 60 per cento dei giovani non legge libri e quasi il 40 per cento, fatta eccezione per una percentuale sottile come un falce di luna, è costituito da “lettori deboli” per i quali la parola scritta sulla carta è nutrimento sporadico. Tra gennaio e maggio, individuata la cinquina finalista, si è sviluppata la fase di studio da parte degli studenti. . A Padova, in cinque scuole superiori, gli autori hanno presentato i loro libri agli studenti offrendosi per dare risposta ad ogni incertezza. Non solo, sono entrati in gioco i “social network”, Facebook in particolare, allestendo un ring aperto ad ogni schermaglia scientifica. E’ interessante che il libro per essere diffuso e compulsato, fruisca di tecnologie informatiche concorrenziali rispetto alla carta stampata. Si tratta di un’alleanza capace di risultati fenomenali.

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