Il giorno del Santo: 100 mila fedeli. Zanonato: «Insegnaci l'accoglienza» / FOTO
Da tutto il mondo per la solenne processione delle reliquie per le vie del centro. Il vescovo Mattiazzo: "Giovani scippati del futuro, vittime di droga, consumismo e disaffezione ai valori cardine del vivere"

PADOVA. PADOVA. Sono tanti, tanti pellegrini dal mondo ad assediare la Basilica con un turbine colorato, per la festa di Antonio da Lisbona, del Santo di Padova. Chiedono miracoli, salute, serenità, speranza, un conforto per continuare a vivere e il miracolo più grande è che a sette secoli dalla morte del taumaturgo la fede sia ancora viva. Una zingara, uscita dalla messa dei rom celebrata nella cappella di San Giorgio, parla del figlio colpito da encefalite: «Era in coma, si è svegliato, è stato un miracolo». Ha tre grosse candele impacchettate, nel 1983, vittima di un incidente sul lavoro, era rimasto fulminato da una potente scarica elettrica, sembrava che non ci fossero più speranze, invece si è ripreso, vive, cammina e da allora ogni 13 giugno, torna a ringraziare il Santo. «Mia nuora è rimasta incinta dopo 11 anni, presto diventerò nonna, ho pregato Sant'Antonio e mi ha fatto la grazia». Due ragazze eritree, splendide nei loro costumi: «Il nostro paese ha fame. Il nostro paese è dilaniato dalla guerra. Chiediamo ad Antonio Pace e Bene che è poi il saluto dei frati conventuali».
PREGHIERE A MIGLIAIA. Sono perle di un infinito rosario, migliaia di preghiere che si arrampicano fino al cielo, un pulviscolo di desideri: più fortuna, un minimo di benessere per sbarcare il lunario in questa stagione di sacrifici in cui i poveri diventano sempre più poveri. E il Santo esaudisce, il Santo non delude. Domenica è arrivato un gruppo di fedeli dalle Seychelles, le isole dell'Oceano Indiano, dove è sempre primavera, eden per vacanze di lusso su spiagge incontaminate. Ma loro sono indigeni, vivono con poco e da cinquant'anni pregano Antonio nella chiesa del loro paese a lui dedicata e sono venuti a trovarlo a Padova, un voto da sciogliere. Dice padre Segafreddo che per il Messaggero cura i rapporti con l'estero: «Un'idea della diffusione del culto di Antonio la dà Ceylon: 800 mila cristiani e 20 santuari dedicati a Sant'Antonio di Padova». Da Dubai, dall'Australia, dal Canada, dal Messico, quest'anno un numero strabiliante di telefonate. E' gente che non può permettersi un viaggio, ma chiama Antonio, spiega le proprie pene e chiede ai frati di pregare il Santo perché interceda per loro, così lontani, al di là degli oceani, ma così vicini con il cuore.
IL VESCOVO AI GIOVANI. Nella messa solenne delle 11, appassionata l'omelia del vescovo Mattiazzo, dedicata ai giovani: i giovani scippati del futuro, vittime di incantamenti collettivi come il consumismo, la droga, la disaffezione rispetto ai valori cardine del vivere, devono trovare nuovi riferimenti. Antonio è un esempio eroico: difensore dei poveri, riappacificatore, ma anche campione della preghiera con i sermones e formidabile confessore. Un grande santo, un grande uomo che anche oggi ha il potere di calamitare attenzione e interesse.
NUMERI DA RECORD. Ieri sono state consacrate 60 mila eucaristie per la comunione; domenica 38 mila. Il numero delle presenze si può ottenere solo a spanne (non c'è un conta persone in Basilica). Da questi numeri si può quindi calcolare che nel corso della festa del Santo e della vigilia abbiano partecipato alle funzioni sacre dalle 100 mila alle 120 mila persone. Un record devozionale ma più distribuito rispetto alle edizioni dell’anno scorso e di quello precedente.
LA PROCESSIONE. Per quanto riguarda la processione che si è snodata dal sagrato del Santo al Canton del Gallo, fino a Prato della Valle attraverso via Roma e via Umberto, un calcolo dei fedeli è impossibile: il corteo, aperto dal gonfalone e dalla statua del Taumaturgo che ha viaggiato su un’auto mascherata (una volta era trasportata a braccia), con il tesoro delle reliquie, i cavalieri di Malta e del Santo Sepolcro, i militi dell’Immacolata, l’esercito delle consacrate (le suore), le crocerossine, gli scout, i frati, i preti, le autorità civili e militari il servizio d’ordine, ha sempre marciato compresso tra due ali di folla. Tempo incerto con qualche spruzzata di pioggia, niente comunque rispetto al naufragio dell’anno scorso.
IL SINDACO. Al termine della processione dal palco allestito sul sagrato il saluto ai fedeli del Ministro Provinciale del Frati Minori Conventuali, padre Gianni Cappelletto e del sindaco Flavio Zanonato: «Vorrei chiedere al Santo - ha detto Zanonato - di mantenere intatta la nostra capacità di indignarci, di diffondere generosità in modo che l’accoglienza ai profughi, i poveri della terra, sia più calda, di darci il coraggio necessario per affrontare le difficoltà, e la forza per vincere le sfide che ci attendono». Poi gli auguri nel giorno dell’onomastico, a tutti gli Antoni e le Antonie del mondo e in particolare al vescovo Antonio Mattiazzo.
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