Il “Grande Gatsby” accende la festa a Cannes

CANNES. Cannes si inchina a Spielberg. Una standing ovation che sembrava non finire mai ha salutato il grande regista presidente della giuria del festival, ieri sera nella cerimonia di apertura. E non era una platea da poco: c’erano seduti alcuni dei più bei nomi del cinema internazionale, mostri sacri da Michel Piccoli e Claude Lelouche, attrici strapremiate come Julianne Moore. Spielberg si è emozionato, ad un certo punto è sembrato persino bloccato, l’applauso tutti in piedi andava, non senza imbarazzo, oltre il sostenibile. La madrina in bianco Audrey Tautou, terminato il battimani, ha ripreso a condurre la cerimonia, stringata come a Cannes sono maestri a fare.
«Happy Festival» ha dichiarato Leonardo DiCaprio accanto a Spielberg e a tutta la giuria, Ang Lee, Lynne Ramsay, Daniel Auteuil, Cristian Mungiu, Vidya Balan, Naomi Kawase, Christoph Waltz (il tarantinato premio Oscar, si scherza, è in giuria perchè poliglotta e tradurrà tutto per tutti). Su tutti spiccava la giurata hollywoodiana Nicole Kidman. Abito bianco a fiori, capelli raccolti in una coda acrobatica, l’attrice svettava di parecchi centimetri su tutti, con un effetto vagamente Biancaneve e i sette nani. L’apertura è stata flagellata da una pioggia scrosciante e da un clima freddo.
Al mattino, “Il Grande Gatsby” di Baz Lurhmann, film d’apertura, era stato accolto a fine proiezione stampa da un gelido silenzio. Eppure il film non si può dire che, almeno nella seconda parte, non abbia dato fondo a un provvidenziale melò. Anche da parte dei critici presenti sulla Croisette c’è chi lo stronca senza pietà e che lo salva solo in parte. Accade quello che è già accaduto negli Usa dove il film, alla sua uscita (una cosa strana che Cannes non apra con una anteprima assoluta) è stato accolto con giudizi abbastanza negativi.
Secondo il prestigioso settimanale “New Yorker” «la volgarità del Grande Gatsby di Baz Luhrmann è studiata per conquistare un pubblico giovane e suggerisce che, più che un cineasta, l’autore di Moulin Rouge e Romeo + Juliet è un regista di video-clip con sconfinate risorse e una spettacolare assenza di gusto». Un giudizio per molto versi condivisibile, perché, almeno nella prima parte con l’intento di attualizzare una storia che si svolge negli anni Venti si mescolano le carte, si fa dell’eclettismo forse esagerato. Il “New Yorker” salva invece solo gli attori. Tobey Maguire, «con la sua riservatezza asessuata», Nick Carraway che fa da voce narrante al film ma soprattutto Leonardo DiCaprio, «il ragazzino smilzo con la faccia da gatto di Titanic, è adesso solido e di sostanza e parla con una voce dominante. Un Gatsby più potente del placido Robert Redford nell’inerte adattamento del 1974», ha scritto il critico David Denby. Il film sarà nelle sale italiane oggi.
Intanto oggi a Cannes il concorso comincia. Si annuncia il primo scandalo con “Heli” di Amat Escalante, storia di Estela, ragazzina che vive in un Messico devastato dalla corruzione e dalle guerre della droga. Innamorata troppo giovane di un poliziotto corrotto, finisce a trascinare la sua famiglia nell’ingranaggio di violenze senza fine. Ci sarà Sofia Coppola con “The bling ring”, con Emma Watson e, nella Semaine de la critique “Salvo” di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, primo film italiano a scendere nell’agone, coon il racconto di un killer di mafia che decide all’ultimo di risparmiare la testimone di una sua vittima
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