Il papà di Meriem, la ragazzina arruolata nell'Is: «Mia figlia plagiata al telefono»

ARZERGRANDE. «Si comportava in modo strano da due o tre mesi. Si chiudeva in camera, diceva che doveva studiare. Ma stava sempre con il telefono in mano». Roudani Rehaily, papà di Meriem - la ragazza di 19 anni che a luglio è scappata da Arzergrande per andare in Siria - ha ricostruito così, davanti alle telecamere di Piazza Pulita, trasmissione di La 7, l’ultimo periodo prima della partenza di sua figlia. Roudani ancora oggi fatica a credere che sua figlia si sia arruolata nello Stato Islamico, come sembrano provare le piste investigative. Di lei si sa che ha raggiunto Istanbul, poi le tracce si perdono. «Ma che sia finita nell’Is è incredibile», ha detto l’uomo. «Non è la sua strada, nella nostra famiglia non si è neppure mai parlato di Is o di Siria. I miei figli (quattro, ndr) sono nati e cresciuti qui, hanno una cultura italiana, parlano solo l’italiano. Siamo musulmani ma rispettiamo tutte le religioni e le regole di questo paese. E comunque bombardare e uccidere è terrorismo, non posso credere che sia finita lì».
Con un viso segnato dalle preoccupazioni, Roudani ha confessato di soffrire moltissimo per quello che sta succedendo. «Come mia figlia ci sono tanti altri giovani che sono andati lì. È un problema. Li contattano sul telefono, lei stava sempre con l’iPhone in mano, è stata plagiata. Come potevo controllarla? Come potevo guardare il suo telefono?», si è chiesto l’uomo. «C’è il rischio che tanti altri ragazzi siano arruolati così, è difficile controllare tutto, ma bisogna farlo. Cosa fa mia figlia adesso? Non posso saperlo, quello che fanno loro (l’Is, ndr) è terrorismo». Infine un appello rivolto alla ragazza: «Ci manchi, torna. I tuoi fratellini hanno bisogno di te. Torna e sistemiamo tutto».
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