Si chiama Meriem, di Arzergrande: è lei la combattente dell'Is

Un’amica della diciannovenne: «Da tempo parlava solo di andare a combattere»
Meriem Rehaily, 19 anni
Meriem Rehaily, 19 anni

ARZERGRANDE. Dai selfie con l’amica del cuore, alla cultura del velo. Dall’iPhone ultima generazione, alle istruzioni per imbracciare un mitra. Dagli spritz in centro a Piove di Sacco, agli allenamenti con le milizie dell’Is. Si chiama Meriem Rehaily, ha 19 anni, e fino a qualche giorno fa viveva in una vecchia casetta in mezzo alla campagna di Arzergrande: mamma, papà, tre fratellini, la quarta superiore in un istituto tecnico, gli amici, le marachelle tipiche dell’età. Ma la giovane ha deciso che no, quella non era la sua vita. Ha dato ascolto ai conflitti interiori che per oltre un anno hanno turbato la sua vita di adolescente e ha concretizzato un progetto che per mesi è rimasto solo sugli schermi del computer e del telefonino. Meriem Rehaily è partita per la Siria perché vuole combattere con l’Is. Su questo stanno indagando i carabinieri del Ros di Padova, coordinati dalla Procura distrettuale di Venezia.

«È una brava ragazza, forse sta solo cercando una sua identità. La conoscevo bene. L’avevo vista l’ultima volta un anno fa in occasione del Ramadan e non ha fatto altro che parlarmi della Siria e del fatto che sarebbe stato giusto andare lì a combattere». È una coetanea che parla. Una ragazza di 19 anni residente nel Piovese. Lei conosceva bene Meriem perché sono state a scuola insieme.

Lo Stato islamico (Isis) ha rivendicato l'uccisione di 58 persone cadute nel sanguinoso attentato kamikaze compiuto nell'ottobre del 2010 a Baghdad contro una chiesa cristiana, e ha annunciato di aver catturato in Libia 21 copti cristiani. Lo si legge sull'ultimo numero di Dabiq, la rivista in lingua inglese dell'Isis diffuso su Internet nelle ultime ore, 12 febbraio 2015. ANSA/DABIQ ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
Lo Stato islamico (Isis) ha rivendicato l'uccisione di 58 persone cadute nel sanguinoso attentato kamikaze compiuto nell'ottobre del 2010 a Baghdad contro una chiesa cristiana, e ha annunciato di aver catturato in Libia 21 copti cristiani. Lo si legge sull'ultimo numero di Dabiq, la rivista in lingua inglese dell'Isis diffuso su Internet nelle ultime ore, 12 febbraio 2015. ANSA/DABIQ ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

«È arrivata dal Marocco quando io mi trovavo alle medie. Le ho insegnato io l’italiano, l’ha imparato in un mese. È stata bravissima».

Frequentava l’indirizzo turistico dell’istituto tecnico De Nicola di Piove di Sacco, Meriem Rehaily. Ha perso il primo anno e poi, zoppicando, è riuscita ad arrivare in quarta. Una ragazza vivace, pronta a cogliere tutti i frutti della sua età. Proprio per questo, a volte, il rapporto con i genitori diventava difficile. Ad Arzergrande ricordano ancora quanto successo qualche anno fa. Meriem decise di marinare la scuola e, proprio quella mattina, incrociò il padre a Padova. Lo sguardo minaccioso di lui e la promessa di non fargliela passare liscia: bastò questo per convincerla a scappare di casa. Rimase lontana dall’abitazione dei genitori uno o due giorni, poi tornò. Nessuno seppe mai dove trascorse quel breve periodo: c’è chi dice a casa di un amico, chi invece nascosta in un casolare poco distante. Quel che è certo, è che i carabinieri la cercarono ovunque. E così è nato tutto anche stavolta, con la denuncia di scomparsa presentata dai genitori alla stazione dei carabinieri di Codevigo.

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L'abitazione dei Rehaily, ad Arzergrande

Hanno lasciato la loro abitazione di via Montegrappa e si sono spinti fino a Codevigo, dove hanno spiegato ai carabinieri l’improvviso allontanamento della figlia. Sono bastati pochi accertamenti per capire che, forse, quella non era una semplice fuga da casa di una diciannovenne. Meriem è partita dall’aeroporto di Bologna e ha raggiunto la Siria per combattere il jihad accanto alle milizie dell’Is. Subito il caso è passato nelle mani degli investigatori dell’antiterrorismo che hanno scoperto le modalità con cui è avvenuto l’indottrinamento. Secondo quanto accertato la giovane avrebbe intrapreso il percorso di radicalizzazione prevalentemente utilizzando internet: dai forum sui siti specializzati, alle chat di Skype, per finire con i messaggini via Whatsapp.

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Abbracciando questo ideale è cambiata anche lei. Meriem non si è più presentata così come tutti la conoscevano. Ha abbandonato le mode e la cura del proprio corpo, preoccupandosi quasi unicamente della causa estremista abbracciata.

«Tutto è cominciato nel momento in cui ha iniziato a frequentare una ragazza di Campolongo Maggiore che ora porta il velo» continua l’amica. «Ha un carattere molto forte ed è riuscita a trascinarla in molte situazioni potenzialmente pericolose. Inizialmente andavano in giro a divertirsi, poi l’argomento dei loro incontri è cambiato radicalmente».

Per mesi la diciannovenne di Arzergrande ha continuato a immagazzinare nozioni deliranti sulla guerra in Siria, su come supportare le milizie dell’Is. Ha racimolato i soldi necessari per comprare il biglietto aereo e ha detto addio a casa e famiglia.

La sua storia, le tracce lasciate, il suo traffico dati, la cronologia della chat su Whatsapp ora sono diventate materia per una delicata indagine “che riguarda la sicurezza nazionale”, assicurano gli investigatori che stanno lavorando. Meriem Rehaily aveva anche un profilo Facebook ma ora non si trova più perché è stato cancellato. Forse sapeva che un giorno qualcuno l’avrebbe cercata e ha voluto cancellare ogni traccia.

e.ferro@mattinopadova.it

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