Il pianto delle colleghe: «Dolce e determinata»

Silvana Cassol vigilessa motociclista e poi all’Edilizia in comune a Padova
FERRO - PALAZZO GOZZI , UFFICI DOVE LAVORAVA SILVANA CASSOL
FERRO - PALAZZO GOZZI , UFFICI DOVE LAVORAVA SILVANA CASSOL

PADOVA. Precisa e determinata. Seria ma anche capace di tessere relazioni autentiche con i colleghi. Delle vere e proprie amicizie che resistono ad anni di distanza. Chi ha lavorato con lei la ricorda così, gentile e sempre disponibile. Silvana, figlia del professore di Chimica e partigiano Alberto Cassol, era madre di tre figli, aveva 49 anni e lavorava per il Comune di Padova nel settore Edilizia pubblica.

In divisa. Il suo primo impiego era stato nella polizia municipale dove era stata assunta nel 1997. Ha vestito la divisa per dieci anni ed è stata impegnata da subito nei servizi esterni, come motociclista e nella squadra cinofili. È stata tra i primi agenti della Squadra interventi speciali, un servizio innovativo che ha impresso una svolta all'attività degli agenti, sempre più impegnati nel territorio. Sono anni in cui Silvana conosce colleghe con le quali nascono amicizie che continuano anche quando lei chiede di essere spostata in altri settori del Comune. Le stesse che ieri, alla notizia della sua morte, non se la sono sentita di continuare a lavorare e, sconvolte, hanno chiesto un permesso al comando di polizia locale.

Bella e determinata. «Era una persona che si metteva in gioco». Aldo Zanetti, già comandante della polizia municipale, la ricorda così. Fu lui ad assumerla e, ammette, non era da tutti lanciarsi in un servizio nuovo come il Sis. «Una donna sempre molto curata nel vestire ma anche precisa e determinata» ricorda un collega in divisa. Gli agenti con i quali aveva collaborato per quasi dieci anni continuavano ad incontrarla a palazzo Gozzi, dove era stata trasferita nel settore Edilizia Pubblica. Spesso le macchinette del caffè del piano terra offrivano lo spunto per chiedere come procedeva la nuova vita. «L'ho vista pochi giorni fa, era sorridente e tranquilla» ricorda un agente, «nulla che potesse far pensare alla tragedia».

Il matrimonio. Gli ultimi anni nella polizia municipale sono stati all'ufficio Ztl, poi Silvana ha deciso di cambiare ambito e di entrare in un settore amministrativo. Inizialmente è l'anagrafe cittadina, dove ha lavorato per alcuni anni negli uffici intorno a piazza Capitaniato. In quel periodo si sposa con Gabriele, un evento celebrato proprio a palazzo Moroni nel 2011. I colleghi del tempo la ricordano, radiosa, vestita di viola. Di recente un nuovo cambio di prospettiva. A febbraio aveva fatto richiesta di poter lavorare all’Edilizia pubblica e si era trasferita nel palazzo di via Gozzi, al decimo piano. Lì arrivava ogni mattina accompagnata dal marito, sempre puntuale.

La famiglia. Silvana era già stata sposata. Dalla prima unione sono nati tre figli che hanno 22, 23 e 25 anni. A Cadoneghe la famiglia Cassol, composta da Silvana, dalle due sorelle e dall'anziana madre, è molto conosciuta perché il padre Alberto è stato una vera e propria istituzione per il centrosinistra locale. Partigiano a 16 anni, fu dirigente del Partito comunista e professore di chimica all'università di Padova. A tre anni dalla morte, molti esponenti del Pd lo ricordano con affetto e stima. Gli è stato dedicato anche un libro, “Il capo”, firmato dal deputato Alessandro Naccarato. La politica è presente anche nella vita di Silvana, che lo scorso anno decide di candidarsi per il consiglio comunale di Vigonza nelle liste della Lega Nord. Anche lì si distingue per la sua determinazione. «Era bravissima e a modo» ricorda il deputato Roberto Caon.

Il commiato della politica. La personalità di Silvana lascia il segno tanto a Padova, dove lavora, quanto a Cadoneghe, dove vive. Il vicesindaco di Padova Ivo Rossi commenta: «In queste ore ho avuto modo di ascoltare il ricordo affettuoso di molti suoi colleghi, rimasti sgomenti come tutti noi di fronte a questa tragedia». Mirco Gastaldon, primo cittadino di Cadoneghe: «Penso con rispetto al dolore che ha colpito i familiari delle due vittime»

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