Il prof Ambrosini va risarcito «L’Azienda versi 130mila euro»

«Se son soddisfatto? Guardi, avrei fatto volentieri a meno, certo che è emerso chiaramente che il provvedimento di sospensione nei miei confronti era illegittimo». Antonio Ambrosini, ottant’anni, vede finire il suo calvario con una vittoria. Nel 2008 era direttore della Clinica ostetrico-ginecologica dell’Azienda Ospedaliera e venne sospeso dall’allora direttore generale Adriano Cestrone. Ora, a distanza di 11 anni la Corte d’Appello di Venezia, sezione Lavoro e Previdenza, ha stabilito un risarcimento per l’illegittimo provvedimento di allontanamento subito, quantificando il danno in euro 82.520 euro, aumentando il risarcimento già riconosciuto dalla sentenza di primo grado, con relativa condanna dell’Azienda. La Corte d’Appello ha altresì condannato l’Azienda Ospedaliera a pagare a 50.655 a titolo di compensi non pagati (si tratta di 13 operazioni che lui aveva eseguito e per le quali la struttura aveva ricevuto il compenso, non dando quanto di spettanza al medico). Oltre al rimborso per le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio, per 6.800, per il primo grado e 6817, per il secondo. Il professionista era tutelato dagli avvocati Luca Donà e Cesare Janna.
vittoria amara
«È una vittoria amara, in questi anni sono stato sottoposto ad un linciaggio mediatico conseguente a quella decisione ingiusta» aggiunge il professor Ambrosini «Sono stato trattato come l’ultimo delinquentello dopo una carriera di prim’ordine e numerosi incarichi di vertice non solo a Padova. Mi rammarica che nel risarcimento non sono stati presi in considerazione i danni morali e d’immagine che non stati per nulla esigui. Quella di Cestrone fu una decisione improvvida».
il problema cina
Tutto nasce da questo. Ambrosini era accusato di aver partecipato a un convegno a Shangai, in Cina, e contemporaneamente di aver percepito danaro per un intervento di taglio cesareo intramoenia (in regime libero-professionale) risultando la sua presenza in sala operatoria. Il professore era stato sospeso dall'incarico il 3 novembre 2008 fino all'anno successivo quando, il 6 ottobre 2009, con una lettera inviata ai vertici dell’Azienda e dell’Università (il rettore Zaccaria e l’allora preside di Medicina Palù) il medico aveva preferito uscire di scena con il pensionamento in anticipo di un anno rispetto alla scadenza dei 72 anni previsti per la quiescenza. La difesa di Ambrosini fu sempre chiara. Che lui non avesse partecipato a quell’intervento era ovvio e non fu mai detto il contrario. L’intervento eseguito in regime libero-professionale venne eseguito dal dottor Erich Cosmi. Per quanto concerne alla somma incassata, una quota va all'Azienda, un'altra parte della quota ai medici: la suddivisione della somma fra Ambrosini e Cosmi, riguardava esclusivamente il rapporto tra i due sanitari (la paziente era seguita da Ambrosini). Da qui l’illegittimità del provvedimento di sospensione adottato sulla base di presupposti non esatti. —
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