Il proibizionismo nell'area della stazione diventa un caso italiano

Divieto di vendere alcol in stazione e nell'area attorno. Viaggiatori increduli: «Non mi date una birra, perché?». E al Bricco Cafè c’è chi pretende di leggere il provvedimento
BELLOTTO - DIVIETO ALCOLICI BAR BRICCO IN STAZIONE
BELLOTTO - DIVIETO ALCOLICI BAR BRICCO IN STAZIONE

PADOVA. «Non vendete la birra in un supermercato? Ma come? Perchè?» Giuseppe Leonti non ci crede quando, ieri pomeriggio, il commesso del Punto Despar dentro la stazione ferroviaria gli spiega che qui a Padova c’è un’ordinanza che vieta la vendita di alcolici (una situazione che evidentemente si ripete più volte al giorno) in un’ampia area della città.

Il pensionato che vive tra Asti e la Svizzera, paese originario della moglie, se ne va brontolando. «Me la prenderò a Montegrotto» assicura uscendo dal supermercato, visto che trascorrendo qualche giorno alle Terme «Giriamo spesso con mia moglie ma il divieto di vendere una lattina di birra in un negozio di alimentari non l’avevamo mai visto. La vostra città è davvero splendida» dice prima di salire in treno per tornare sui Colli.

Teoria dell’asporto. Padova ha l’unica stazione ferroviaria del Paese, almeno tra quelle di una certa importanza, dove l’alcol è bandito. O meglio non si può venderlo da asporto. Ma solo consumarlo sul posto. Al Despar, al posto di birra o vino hanno messo bibite analcoliche, mentre al “Bricco Cafè”, il bar della stazione, il personale è ben istruito a vendere birra solo se consumata in bicchiere sul posto. Provare per credere. «Scusi, posso avere una bottiglietta di birra da portar via?». «Mi spiace signore, ma può solo consumarla qui, c’è l’ordinanza del Comune che ci vieta di farlo, se vuole andare a leggerla è affissa sul frigorifero delle birre». Il foglio c’è, eccome. Si legge che il provvedimento è del 19 marzo scorso. Si parla di divieto di vendita e di consumo all’interno dell’area indicata, ossia le vie Eremitano, Trieste, Valeri, viale Codalunga e piazzale Stazione, oltre all’interno della stazione ferroviaria.

Controlli comunali. «Pensi che qualche settimana fa si sono presentati al banco due signori e mi hanno chiesto di poter acquistare due bottiglie di birra. Io ho risposto come sempre che non è possibile e ho citato l’ordinanza, come faccio sempre. Alla fine si sono presentati, erano del Comune, ed erano venuti a verificare che il divieto venisse rispettato» aggiunge il solerte banconiere. «Il provvedimento non ci ha danneggiato molto» racconta la responsabile del “Bricco Cafè”, «molti di quelli che la volevano in bottiglietta, la bevono al banco o la prendono alla spina, così risparmiano sul prezzo. Il vino lo serviamo solo al banco e quindi il problema non si è posto. Sappiamo bene che se qualcuno esce con una bevanda alcolica in mano rischiamo una multa salata e quindi stiamo bene attenti che chi ordina beva all’interno del bar. Da qui alcolici non ne escono. L’altro bar dall’altra parte della stazione, il “Rustichelli Mangione” è sempre nostro, ma qui il problema non si è nemmeno posto, visto che la birra è prevista solo all’interno di un menù da consumare seduti. Comunque in queste settimane di divieto, ci sono state decine di persone che hanno preteso di leggere l’ordinanza del Comune».

Non si porta in treno. La scena classica è del passeggero che vuole bersi la lattina di birra in treno e non può. In tal senso il provvedimento dell’amministrazione è penalizzante, per il resto almeno ascoltando che in stazione ci passa buona parte della giornata per lavoro, gli ubriachi sono calati, anche se è difficile avere un quadro realistico del fenomeno. Padova ha l’area dove è vietata la vendita di bevande alcoliche, più ampia d’Italia, una vasta area dove i supermercati hanno tolto dagli scaffali birra e vino. Turisti e pendolari si stupiscono, il tempo dirà se la decisione darà risultati.

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