Il Santo recupera l'affresco del Montagnana

PADOVA. Risale al XV secolo l’affresco che ritrae la Madonna con bambino tra Gioacchino e Anna, che si trova nel secondo pilastro a sinistra della navata principale nella Basilica del Santo a Padova, attribuito all’artista Jacopo da Montagnana, che lo realizzò nel 1494 su commissione del Vescovo Grassetto. Lunedì 2 febbraio inizierà il restauro dell’affresco commissionato dalla Veneranda Arca di Sant’ Antonio grazie al soccorso di un privato, che si accollerà il costo del restauro dell’opera.
Il recupero sarà eseguito dalla restauratrice padovana Monica Vial, che nel 2014 ha già messo a disposizione le sue competenze in Basilica per i restauri di altre due opere mariane (Madonna del Pulpito e Madonna con Bambino attribuita al Guariento). Il restyling è sponsorizzato dalla Bios Line, azienda tutta italiana, con sede a Ponte San Nicolò, specializzata nella ricerca, produzione e distribuzione di prodotti a base fitoterapica per il benessere e la cura della persona. «Purtroppo alcune opere che si trovano nella Basilica», spiega Gianni Berno, presidente capo dell’Arca del Santo «non vengono percepite per via dell’effetto delle polveri e i segni del tempo, ecco perché servono questi interventi, come avvenuto per la Madonna del Pulpito o del Pilastro. Ci stiamo focalizzando sul “ciclo mariano”, dal momento che la Basilica è nata con una doppia dedicazione, a Sant’Antonio e alla Madonna. Senza il restauro purtroppo gli affreschi rischiano di passare inosservati».

«L’opera raffigura la Madonna adorante il Bambino Gesù tra San Gioacchino e Sant’ Anna, i genitori di Maria», spiega il professor Leopoldo Saracini della presidenza dell’Arca del Santo. «Compare genuflesso, con un lungo cartiglio in mano, il committente, padre Antonio Grassetto, padovano, frate nel vicino convento del Santo divenuto vescovo titolare di Làmpsaco». L’affresco è databile al 1494 ed è attribuito a Jacopo Parisati da Montagnana. L’artista, ancora adolescente, si trasferì a Padova per imparare il mestiere nella bottega di Francesco Brazalieri, un pittore bolognese poco conosciuto. Il suo punto di riferimento più grande ed importante fu il padovano Andrea Mantegna, che tra il 1457 ed il 1459 dipinse a Padova la pala per l’altare maggiore della basilica di San Zeno di Verona, dopo aver realizzato gli affreschi della Cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani. «L’affresco votivo inserito sull’intradosso di un pilastro sul lato sinistro della navata centrale è contemporaneo al ciclo pittorico, purtroppo perduto, che il Parisati realizzò per decorare il Chiostro del Noviziato costruito tra il 1474 ed il 1482».
«Sono moltissime», prosegue Gianni Berno, «le opere che hanno bisogno di interventi di pulizia e di restauro conservativo. L’attenzione e la generosità di benefattori e sponsor è di fondamentale importanza per poter attuare numerosi e prestigiosi interventi di recupero. Ogni volta che completiamo un restauro, è davvero tanta la soddisfazione che registriamo per aver restituito bellezza, colore, capacità di trasmettere emozioni forti e profondi sentimenti da parte di un’opera d’arte concepita per accompagnare il cammino di fede dei tantissimi pellegrini e turisti che vengono a visitare la tomba del Santo a Padova. Ci auguriamo che questa generosità continui ad essere contagiosa, per mantenere e migliorare di anno in anno con il contributo di tanti la Basilica che accoglie da sempre le spoglie mortali di Sant’Antonio».
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