Il sindaco: «Tenaglia di ambientalisti e magistratura»

LUNGHI SINDACO DI MONSELICE : LA TENAGLIA DI AMBIENTALISTI E MAGISTRATURA METTE IN GINOCCHIO LA MIA CITTA'
Ieri sera, a mercati chiusi, Italcementi ha annunciato con un comunicato stampa la sua intenzione di riorganizzare la sua produzione in Italia. I 14 stabilimenti esistenti sono stati divisi in tre fasce: quelli di qualità, quelli medi e quelli da dismettere. Lo stabilimento di Monselice è stato inserito nella terza fascia, il che significa che la produzione da gennaio cesserà e verrà mantenuta solo l'attività di macinazione e di spedizione. Sotto un punto di vista occupazionale, vuol dire che la forza lavoro necessaria sarà molto meno, ci aspettiamo delle massicce quantità di operai messi in cassa integrazione, senza contare i gravissimi effetti collaterali che questo porterà per le aziende dell'indotto.
Quello che ci rammarica è che Monselice è stata inserita nell'elenco degli stabilimenti da dismettere per un solo motivo: perché il progetto del Revamping, su cui Italcementi era pronta ad investire 160 milioni di euro, nella nostra città è stato ostacolato fino allo stop.
La frangia estremista degli ambientalisti ha infatti avviato una vasta campagna contro questo intervento. Non contenta, una volta preso atto di non essere riuscita a costruire consenso attorno alla sua posizione, ha presentato numerosi ricorsi di carattere amministrativo - uno di questi ancora pendente al Consiglio di Stato - che hanno rallentato l'inizio dei lavori fino a farlo annullare del tutto. Infatti l'azienda, pur se uscita vittoriosa dall'ultimo grado di giudizio e pur avendo ottenuto il via libera da tutti - e sottolineo tutti - gli enti preposti (Comune, Provincia, Parco Colli, Sovrintendenza) è stata costretta a procastinare l'inizio degli interventi. Alla fine, comprensibilmente, Italcementi ha preferito dirottare l'investimento di 160 milioni su un altro sito (Rezzato in provincia di Brescia) che evidentemente presentava meno problematicità sotto i punti di vista cui ho appena fatto riferimento e non sarebbe costretta a fare i conti con queste notizie.
Così un intervento che era stato programmato dall'azienda a Monselice e che avrebbe comportato, oltre al mantenimento ed allo sviluppo dei posti di lavoro unito ad un considerevole abbattimento delle emissioni, è stato spostato a 200 km da qui, lasciando alla nostra città un'emergenza occupazionale le cui conseguenze sono difficili adesso da immaginare e sicuramente saranno difficilissime da gestire. Se non ci fossero stati questi ricorsi e i tempi infiniti per avere delle risposte, probabilmente Monselice ora sarebbe nella fascia di eccellenza. Ancora una volta questo territorio si dimostra bravissimo nel farsi del male da solo e rischia di passare come la terra in cui si dice sempre di no.
Purtroppo la terribile tenaglia composta da ambientalisti da un lato e magistratura dall'altro ha portato a questo risultato, che mette in ginocchio la nostra città. Quasi sempre, quando c'è un grande investimento da fare, salta fuori il comitato locale che a sua volta trova qualche magistrato che, in via cautelativa, ferma tutto e - nei fatti - impedisce che l'investimento sia fatto.
Più che la legge elettorale, più che tanti giochi tra le forze politiche che riempiono le pagine di cronaca dei giornali, sono queste le cose che determinano la competitività di un paese e di un territorio, all'interno della sfida alla crisi che stiamo vivendo. La vera scommessa per resistere è trovare la strada per fare coesistere salute, ambiente e lavoro. Questa strada deve essere trovata dalla politica e non certo nelle aule di tribunali come purtroppo gli ambientalisti e i loro leader (peraltro animati da sogni di parlamento) sanno solamente fare.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








