Il Trieste & Vittoria torna alla Belle Epoque

di Paolo Coltro
Se lo chef Silvano Lain avesse rigorosamente seguito i dettami di Pellegrino Artusi, allora mentore indiscusso dell’arte culinaria, avrebbe steso tutti già con l’antipasto, compresi i russi abituati ai grassi da venti sotto zero. E invece il suo menu “Belle Epoque” è leggero come l’atmosfera di quegli anni d’oro. Il menu, di cui possiamo anticipare i piccoli segreti (vol au vent di aragosta e capesante, risottino alle ostriche, tenero vitello in glassata, un dolce che sembra la jupe svolazzante di un can can) è stato studiato e ristudiato per stomaci non più abituati al lardo e alle cotture infinite. Unica concessione - e come farne a meno? - una pennellata di foie gras. Il menu “Belle Epoque” non è un ghiribizzo dello chef, ma l’entrée dei festeggiamenti per i cento anni dell’Hotel Trieste e Vittoria di Abano Terme. Dinastia fresca quella dei proprietari, capostipite Aldo Borile che l’ha rilevato nel 1989. In attesa di continuare nel tempo, si è propagata nello spazio: così i Borile adesso hanno cinque alberghi, al Trieste e Vittoria hanno aggiunto l’Abano Grand Hotel, il Due Torri, il Metropole, La residence & Idrokinesis.
Ma “sentono” soprattutto il Trieste, costruito da Quinto Mazzuccato un secolo fa dopo aver ben scelto il terreno : attorno c’erano ben sette sorgenti, e tra le migliori, di acqua termale. Quell’albergo diventò la spinta propulsiva al termalismo aponense. Allora Abano si chiamava, con un messaggio diretto, Abano Bagni, solo nel 1945 si raffinerà con il “Terme”. Attorno al Trieste, altri alberghi, e le piscine, e le vasche per il fango, in un’epoca “belle” anche per la provincia padovana, visto che arrivavano discretamente i danarosi d’Europa.
Ce n’è, per fare la storia di un albergo. In realtà è la storia che ha scelto il Trieste. Perché qui, «nell’albergo più bello di Abano», come l’aveva voluto Mazzuccato, si trasferisce da Padova il Comando supremo dell’esercito italiano, dopo la rotta di Caporetto. Tra quelle mura, si dirige la nostra guerra, nei mesi della riorganizzazione, della resistenza agli austriaci, infine della revanche. A gennaio del 1918 si insedia Armando Diaz (nella foto piccola in alto a destra) con il suo stato maggiore. Il generale vuole la stanza 110. «È la migliore soluzione: questa è una stanza tranquilla che mi permette di stare vicino ai miei uomini». Non voleva dire solo Pietro Badoglio, nella 111, e il generale Scipioni, nella 109. C’erano anche Ugo Cavallero, Ugo Ojetti, Ferruccio Parri, perfino Giovanni Gronchi, tutti con qualche ruolo militare. E proprio Gronchi, futuro presidente della Repubblica, pare abbia contribuito alla stesura del bollettino della vittoria, scritto lì. Ci passò anche d’Annunzio, e a lui si deve l’obbligo di aggiungere “Vittoria” a Trieste. Ma Diaz intendeva anche gli altri “suoi uomini”, quelli acquartierati in paese, quelli che prima o poi partivano per il fronte. E’ ovvio che la stanza 110 è un piccolo mito italiano e un grande orgoglio d’albergo. In quei cinquanta metri quadrati, grande tavolo, salottino, letto matrimoniale, si può alloggiare anche oggi, respirando un’aria st. orica diversa, per esempio, dai fasti napoleonici. Diaz era essenziale, come la sua camera. E la Belle Epoque era bruscamente finita sotto cannonate e mitragliatrici. Viene rievocata adesso perché, nonostante la crisi, è possibile ricrearla, magari in termini attuali. Ne è convinta Chiara Borile: l’idea della Belle Epoque e di un impianto “storico” dei festeggiamenti è sua: perché stucchi e colonne sono lì a dire che ci possono essere stile ed eleganza, anche se oggi molti degli alberghi di Abano sembrano mega condominii. Questione di architettura, ma anche di atmosfere: per un anno, la durata dell’aria di festa, aleggerà una fragranza perduta e reinventata, un profumo che Paolo Vranjes ha affidato all’essenza d’ambra. Così come il cocktail basato su ingredienti “d’epoca”: i vermouth Martini e Cinzano, la soda, i fiori di sambuco. E la storia lungo le hall e i corridoi: dalla collezione del Cirulli Archive di Bologna arrivano le affiches che hanno colorato un’epoca, gli albori di una pubblicità affidata agli artisti: Achille Beltrame, Marcello Dudovic, Gino Boccasile e altri bravissimi. Come si coniugherà quest’aria retrò ma in fondo allegra, con la modernissima tecnologia termale? Gli alberghi Borile festeggiano il secolo del Trieste & Vittoria con prezzi speciali, si capisce che c’è anche il marketing, ma sembra forte e genuina la volontà di una vera e propria celebrazione. Sabato prossimo ci sarà la grande cena inaugurale, con il menu di fronte al quale Pellegrino Artusi rimarrebbe perplesso, ma noi invece grati. Il personale sarà tutto vestito come ad inizio ’900, faranno anche uno spettacolo di burlesque, quello vero. Ci sono stati centoventimila contatti, tanti quanti i clienti, nei cinque alberghi, degli ultimi cinque anni. Qui vengono italiani, meno del 50%, poi molti tedeschi, francesi, i russi sono già al 12%. Molti i personaggi noti, dissimulati nei loro accappatoi: se Gerry Scotti e Renato Zero non si nascondono, degli altri si difende la privacy. Sono gli ultimi di una lunga serie. Qui si teneva in forma per Mussolini Margherita Sarfatti, e anche l’amica di Hitler baronessa Raitzstain. Ci vennero anche Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII, quand’era Patriarca di venezia, De Gasperi, Segni, Saragat, Moro. Il presidente del Senegal Leopold Senghor ha forse incrociato il conte von Opel, o gli atleti azzurri in cerca della forma migliore. Negli anni, le terme si sono raffinate, le palme sono arrivate a 888 e, vista la ricorrenza, è stata battezzata Sissi l’ultima piscina realizzata. Poi il fango: vorrebbero trovargli un nome più nobile, ma è difficile. Il fango qui è quello vero, caldo, benefico, salutare. Niente a che fare con il senso figurato, ahinoi predominante.
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