Il vescovo: digiuno a staffetta e Quaresima via web

PADOVA. Quaresima sul web e staffette del digiuno:sono le proposte del vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, contenute nella Lettera Pastorale inviata oggi ai fedeli della diocesi. Il progetto intitolato “Un attimo di pace” prevede un accompagnamento quotidiano - tramite sito internet (www.unattimodipace.it), newsletter dal 13 febbraio al 31 marzo, file audio o contatto attraverso i social media (twitter: @1attimodipace; facebook: www.facebook.com/1attimodipace) - supportato da incontri che ne completano l’offerta.
Si tratta di una breve riflessione che sarà disponibile sia in formato testo che podcast. Le riflessioni sono proposte dal vescovo mons. Antonio Mattiazzo, dai gesuiti padre Paolo Bizzeti e padre Nicola Gobbi, dai francescani padre Enzo Poiana e padre Alessandro Ratti, dai presbiteri diocesani, don Renato Marangoni, don Daniele Prosdocimo, don Federico Giacomin, don Roberto Ravazzolo, don Alessandro Spiezia e don Marco Sanavio, da Virginia Kaladich (collaboratrice apostolica diocesana), Morena Garbin (formatrice, membro equipe diocesana Ufficio catechesi) e Michele Visentin (formatore adulti).
«Si tratta di una vera e propria campagna di comunicazione – spiega don Marco Sanavio, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Padova – che invita le persone a fermarsi un momento nel vortice di impegni quotidiani per dare spazio alla meditazione. Il modello è a cerchi concentrici; chi vuole può fermarsi a un contatto via web; ma chi desidera riprendere un percorso di fede personale attraverso canali che parlino un linguaggio adulto e credibile, può farlo per mezzo degli incontri in presenza».
Ma non è finita qui. Un’altra novità è la “staffetta quaresimale del digiuno” in particolare per le parrocchie della Città. E c’è il suggerimento che il tradizionale digiuno del tempo di Quaresima abbia un carattere comunitario: “È auspicabile che la parrocchia e la comunità devolvano il dono comunitario del digiuno alle famiglie della comunità rimaste senza lavoro a causa della crisi e in difficoltà economica e ad un’opera che provvede l’alimentazione. Per la Città indico le Cucine economiche popolari».
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