Imprenditore si spara al cimitero maggiore: è gravissimo

Dario Bormioli, titolare di una concessionaria di automobili, si è sparato all’interno del cimitero maggiore a Chiesanuova davanti alla tomba del padre. Operato alla testa, ricoverato in neurochirurgia
BARSOTTI - TENTATO SUICIDIO AL CIMITERO MAGGIORE
BARSOTTI - TENTATO SUICIDIO AL CIMITERO MAGGIORE

PADOVA. Si è recato in cimitero, davanti alla tomba di famiglia dove è sepolto il padre, ha impugnato la sua pistola, una Smith & Wesson calibro 38 regolarmente detenuta, e si è sparato alla testa. Ha tentato così di togliersi la vita ieri mattina poco prima delle 11, all’interno del Cimitero Maggiore di via Chiesanuova, Dario Bormioli, 70 anni, titolare del noto concessionario d’auto “Bormioli”. Un colpo secco quello avvertito da alcune persone presenti a quell’ora al cimitero, le quali hanno immediatamente dato l’allarme. Sul posto subito sono intervenuti carabinieri e sanitari del Suem che hanno trasportato Bormioli d’urgenza all’ospedale civile, dove in condizioni disperate lotta ancora tra la vita e la morte. La pallottola, frammentandosi, ha causato lesioni gravissime.

Il dolore di tanti. Una giornata interminabile di dolore e angoscia per i familiari raggiunti in ospedale dai parenti, dai tanti affezionati amici di sempre, dai dipendenti. A chiarire le cause scatenanti del gesto non è stato trovato alcun biglietto, anche se i motivi sono da ricercare nella preoccupazione di Dario Bormioli per la sua attività lavorativa. L’imprenditore, conosciutissimo in città, per una vita ha gestito il concessionario d’auto Alfa Romeo che portava il suo nome, poi diventato multimarca, e che aveva sede in via Vigonovese, per poi negli ultimi tempi traslocare a Mezzavia di Due Carrare, in strada Battaglia.

Una storica azienda padovana. A fondare la storica azienda, nata a Padova molti anni fa e a conduzione familiare, era stato il padre di Dario, Ugo Bormioli. Ed è proprio davanti a ciò che simbolicamente ancora rappresenta la figura del capostipite della Bormioli, la sua tomba, che il settantenne ha scelto di cercare di mettere fine ai propri giorni. Un luogo che sembra indicare la chiave di lettura del gesto disperato che è arrivato a compiere Dario Bormioli, persona simpatica, estroversa ma di grande sensibilità. Negli ultimi tempi, complice la crisi, aveva manifestato più volte ai familiari uno stato di forte angoscia. Era preoccupato, preoccupato in modo eccessivo e ossessionato per l’andamento di quell’azienda che conteneva il suo cuore e la sua vita. Dimostrazione di questo, l’evidente attaccamento che lui ha per i suoi dipendenti e loro per lui. Dipendenti nuovi e vecchi del concessionario dove Dario è subentrato al padre fin da giovane, e che lui considera come una seconda famiglia.

Sgomento in città. Ad oggi sono tante le persone che hanno lavorato per l’imprenditore, magari in pensione, che legate da un rapporto di profonda stima e affetto, passano a dargli un saluto al concessionario, a scambiare quattro chiacchiere e che da ieri mattina stanno passando momenti di forte apprensione. Amici, dipendenti, ma soprattutto famigliari di Dario Bormioli, che attendono di sapere le sorti del proprio caro. L’ex moglie, con cui Dario ha mantenuto sempre ottimi rapporti, i due figli, Ugo e Stefania, i nipotini e i suoi tre fratelli, Roberto, Rita e Cesare. Come prassi, ieri in tarda mattinata i parenti più stretti sono stati sentiti dai carabinieri che cercavano di chiarire le cause del gesto. I medici intanto non si sbilanciano sulle condizioni dell’imprenditore, che è ricoverato in coma in Rianimazione nel reparto di Neurochirurgia. Il proiettile, un calibro 38, si è rotto in più pezzi all’interno del cranio, motivo che non ha permesso un immediato intervento chirurgico. Solo nel pomeriggio Dario Bormioli è entrato in sala operatoria: fuori, devastati dal dolore, i familiari aspettavano notizie, una speranza a cui tenersi stretti. L’intervento non ha modificato la gravità della situazione.

Candidato per la lista "Degani per Saia". Dario Bormioli è candidato nella lista "Degani per Saia". L'ex presidente della Provincia, ora sottosegretario all'Ambiente, lo aveva incontrato solo un paio di giorni fa per i dettagli della campagna elettorale. «Mi era sembrato estremamente energico, pieno di entusiasmo e con tanta voglia di fare e di impegnarsi» racconta Barbara Degani, che è rimasta colpita e addolorata da un gesto del quale non riesce a capacitarsi, del tutto inatteso, almeno dall’impressione che le aveva fatto il commerciante d’auto negli ultimi giorni.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova