Imprese nella morsa della crisi, il Veneto arranca

Tra fine 2011 e inizio anno gli istituti hanno ridotto di 2,4 miliardi gli impieghi. Gli enti pubblici che non pagano creano un buco da 900 milioni l’anno

VENEZIA. Le telefonate al numero verde della Federcontribuenti Veneto, così come l’attività dei centri di ascolto attivati dalla Caritas in regione, danno conto della drammatica evoluzione del fenomeno. «Non più solo piccole imprese, ma anche qualche media che si rivolge a noi perché non ha più i soldi per gli avvocati» racconta Marco Paccagnella, responsabile veneto di Federcontribuenti. La morsa sulle imprese venete è soffocante quanto inesorabile: mancanza di liquidità, difficoltà nell’accesso al credito per quattro imprese su dieci, pagamenti bloccati per una cifra vicina al miliardo l’anno e pressione fiscale in aumento.

Dietro la cronaca degli imprenditori suicidi, dello Stato e degli enti pubblici che non pagano, o che non possono pagare per i vincoli del patto di stabilità, e ancora dell’aspra contrapposizione tra banche e imprese ci sono numeri che descrivono una sfida che non parla più di competitività ma di sopravvivenza. La diminuzione degli impieghi in regione, a cavallo tra 2011 e 2012, ha segnato il livello più alto da quando è iniziata la crisi. Da novembre a dicembre 2011alle imprese regionali con almeno 20 addetti sono stati affidati 2,4 miliardi in meno, quelle con meno di 20 addetti hanno dovuto fare i conti, invece, con 303 milioni in meno (dati Bankitalia). Complessivamente, quindi, 2,7 miliardi in meno di liquidità alle imprese venete: un dato che, dal 2007 a oggi, non ha precedenti. Il livello dei finanziamenti erogati a gennaio 2012, ancora, segna un ritardo su quelli dello stesso mese dell’anno scorso. Segno che, al netto della consueta chiusura dei rubinetti sul finire dell’anno da parte delle banche, esiste un problema strutturale.

«Il credito va alle grandi aziende, per le piccole e medie c’è poco o niente da fare» prosegue Paccagnella. La stessa Bankitalia evidenzia la maggiore selettività nella concessione del credito e lo dicono anche le banche. «Il problema è che con l’acuirsi della crisi il “gioco” si fa sporco» aggiunge il rappresentante dell’associazione. «Abbiamo visto aziende sane portate a sconfinare i fidi anche per periodi irrilevanti, due o tre giorni, con conseguente segnalazione alla Banca d’Italia. Questo per costringerle a rinegoziare il costo del fido a tre o quattro punti percentuali in più visto lo status di cattivo pagatore. C’è un vero e proprio accanimento da parte di alcuni istituti e soprattutto in questa regione. Non mi risulta che in Lombardia, dove la liquidità non è che abbondi, ci siano gli stessi trattamenti».

Un’analisi di Federcontribuenti sulle condizioni applicate ai conti correnti ha evidenziato come, in nove casi su dieci, spese e interessi siano superiori alle condizioni contrattuali. «Con interessi che si pagano sugli interessi, il cosiddetto anatocismo, si arriva a tassi del 27 per cento. Siamo all’usura».

A tutto questo va aggiunto un sistema dei pagamenti che è eufemistico definire incerto: Unioncamere, in una recente stima, parla di 900 milioni di crediti verso la pubblica amministrazione che l’intero sistema delle Pmi venete matura ogni anno. Senza considerare i pagamenti bloccati tra privati, significa un balzello aggiuntivo di circa 9.700 euro l’anno per questo tipo di imprese. E i balzelli certo non mancano.

Con un calcolo su pressione fiscale e tributaria e volumi di affari, la Cgia di Mestre ha stimato che un piccolo artigiano lavora da gennaio a giugno per lo Stato e concentra nella parte restante dell’anno il proprio guadagno. Tutto questo quando la pressione era al 42,5%, e cioè prima delle ultime manovre. Tenute conto delle quali, il tax free day si sposta in avanti nel calendario di 15-20 giorni.

La tensione sociale, per dirla con le parole di ieri del ministro Fornero, è qualcosa di più una cosa che crea angoscia. «Siamo la regione – ricorda il governatore Luca Zaia – che ha registrato 52 suicidi di imprenditori nelle loro aziende. Abbiamo posto particolare attenzione al tema dell’accesso al credito, anche attraverso la finanziaria regionale. Oltre a stimolare il sistema bancario sono disponibile a creare uno sportello di ascolto per le imprese in difficoltà».

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