In surf sui campi allagati

Singolare esperienza sportiva di tre appassionati ieri a Valli Mocenighe
Bovolenta, 09 Feb 2014 Bovolenta qualche giorno dopo ....Nella foto: il ponteazurro martedi mattina Ph. Zangirolami Ph. Zangirolami
Bovolenta, 09 Feb 2014 Bovolenta qualche giorno dopo ....Nella foto: il ponteazurro martedi mattina Ph. Zangirolami Ph. Zangirolami

PIACENZA D’ADIGE. L’alluvione ha formato un lago artificiale nel bel mezzo della campagna e loro non ci hanno pensato due volte prima di trattarlo come un vero e proprio lago. Fare kitesurf sulle aree allagate dall’alluvione. Farsi trasportare dal vento tra le aziende agricole finite sotto un metro abbondante d’acqua. A Piacenza d’Adige è possibile. L’hanno dimostrato ieri tre kiters appassionati. Si sono sistemati sulla campagna allagata a ridosso di via Este, alle valli Mocenighe, e hanno praticato il loro sport preferito fino a che c’è stata luce.

«Io lavoro in queste zone e mi sono accorto della enorme superficie allagata» racconta Davide Baracco, 34 anni di Monselice, autotrasportatore conosciuto da tutti con il soprannome di “Buga”. «Ho pensato che sarebbe stato bello provare a fare kite e così ho contattato due amici e ci siamo dati appuntamento».

L’area allagata si estende per circa due chilometri e l’acqua è profonda all’incirca un metro. «Generalmente noi andiamo al mare o al lago, ma anche queste misure vanno benissimo per praticare il nostro sport preferito» continua Davide. «Tra l’altro il forte vento ci ha aiutato a fare delle bellissime evoluzioni. Ci dispiace per le persone che hanno subito danni, ma ci sembrava anche un modo per sdrammatizzare».

Inevitabile il capannello di gente. Decine di curiosi si sono fermati lungo la strada a osservare le evoluzioni dei tre sportivi. E tutti con il telefonino in mano a riprendere i salti dei tre temerari. Dopo poco tempo le foto sono state diffuse anche sui social network come Facebook.

«In questa area della provincia ci sono tantissime zone ridotte in questo stato, completamente sommerse dall’acqua» evidenzia il trentaquattrenne, «si creano così superfici appetibili anche per questo sport. Ovviamente bisogna fare attenzione a non urtare la sensibilità di chi ha avuto danni e, non meno importante, si deve fare attenzione perché si tratta pur sempre di una proprietà privata».

Enrico Ferro

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