In una sua lettera il richiamo al valore in cui credeva: il rispetto delle regole

Questo il testo della lettera inviata dall’imprenditore Bruno Di Lenardo che è stata pubblicata il 4 agosto del 2011 nell’apposita rubrica del Corriere della Sera

Caro Direttore

come molti imprenditori della mia generazione (cinquantenni) sono molto preoccupato particolarmente per le generazioni future.

La mia azienda ortofrutticola ha una tradizione di più di 135 anni e, ricordando i racconti di mio padre, di momenti bui nella storia aziendale e familiare ce ne sono stati parecchi ma lo spirito era del tutto diverso: c’era una voglia di lottare, una fiducia nel futuro, un rispetto sia dell’individuo sia della parola data. Parlando di aziende ritengo – ed è lo sfogo di gran parte degli imprenditori del famoso Nordest – che esse siano state abbandonate a se stesse, vera e propria carne da macello ormai ridotta all’osso.

La ricetta per la nostra Azienda-Italia è difficile, ma qualche piccolo accorgimento si potrà incominciare a portare, ad esempio: portare i pagamenti nelle forniture, a iniziare dallo Stato, per legge a sessanta giorni, magari a trenta. Per truffe, concussioni e mazzette processi per direttissima con pena per i colpevoli immediata da dieci anni di carcere in su. Rapporti lavoratori-aziende più semplici, contributi a favore del lavoratore più incisivi in modo da rilanciare i consumi interni. Meno burocrazia nelle aziende: dico sempre ai miei collaboratori che siamo nell’era tecnologica e stampiamo più carta di quando non c’erano i computer!Fine degli sperperi statali con un organo di controllo e rispetto delle tempistiche. Tassazioni più leggere ma ferree per tutti. Ultimo, ma importante, il rispetto di ognuno.

Questo è un sentimento calpestato e dimenticato da ognuno di noi, dai genitori che si intromettono nella scuola agli imprenditori che ritengono di aggirare le regole a proprio piacimento, ai lavoratori che fanno i furbi per lavorare meno, fino a noi stessi che non sappiamo più renderci disponibili per il prossimo perché riteniamo che siano tutti opportunisti o ladri.

Bruno Di Lenardo

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