Incontro anti-gender al Bo, studenti e gay in rivolta

PADOVA. «La famiglia deve vigilare, affinché non si insinuino nella scuola tendenze, come quella “gender”, che sono quanto meno controverse. Scuola e famiglia devono vigilare all’interno di un patto educativo che è essenziale per la tenuta e per il futuro della comunità». Le parole risuonano nel cuore di Palazzo Bo, in aula E, nel corso di un incontro svoltosi lo scorso sabato mattina. A parlare è Giuseppe Mari, ordinario di Pedagogia Generale al Sacro Cuore di Milano. Il convegno, (intitolato “Scuole e famiglie. Proposte educative per una nuova umanità”) è organizzato e promosso dalla Fondazione Girolamo Bortignon. Ad assistere una trentina di persone, tra i quali soprattutto religiosi. Due gli interventi principali: quello di Mari e quello di Stefano Quaglia, dirigente del provveditorato veronese.
«La scuola», scandisce Mari, «è l’istituzione che esprime i principi distintivi della nostra identità comunitaria, ma la prima titolare del diritto-dovere di educare i figli è la famiglia. Negli ultimi tempi si è diffuso un ricorrente sospetto sui limiti della famiglia, a partire dalle brutalità spesso consumate all’interno. Ma la famiglia perfetta non è mai esistita. La famiglia è il semenzaio della Repubblica: esprime in piccolo quello che tiene insieme la nostra società. E la famiglia è nucleo costitutivo della società in forza del patto che il matrimonio esprime: è discutibile la facilità con cui lo stiamo abbandonando. Senza questo legame, la società diviene un mucchio di cose e società produttive. Sembra un contrappasso dantesco rispetto al ’68, quando si diceva “tutto è politica”. Cioè “tutto è pubblico”. Oggi si va in direzione contraria: tutto è un fatto privato». Durissime le reazioni, a partire da quelle degli studenti del Bo: «Non capisco come l’università abbia potuto autorizzare un convegno del genere» commenta Riccardo Russo, del Sindacato degli Studenti «è inaccettabile in generale in un ateneo pubblico, e a maggior ragione in quello padovano, che si è sempre dimostrato aperto nei confronti delle tematiche e dei diritti gay e transgender. La questione del doppio libretto, introdotto ancora qualche anno fa, è indicativa. È brutto, poi, che un convegno così si sia svolto proprio nel giorno in cui, sui giornali, si parlava di una ragazza uccisa per la sua diversità. In altre parole, perché gay. L’ideologia gender non esiste, è un’invenzione per creare un obiettivo da emarginare e discriminare. Sarebbe opportuno che anche i docenti si muovessero per contestare queste manifestazioni. Qui non si attaccano le idee ma le persone: professori, studenti, dipendenti, genitori».
«Sono sempre molto stupito che anche l’università, che dovrebbe essere la casa del libero pensiero ospiti convegni che di libero pensiero non hanno nulla» aggiunge l’onorevole Alessandro Zan, esponente dell’Arcigay, «l’Università di Padova, poi, è quella che ha sconfitto i regimi e i totalitarismi, è assurdo che oggi ospiti convegni dai contenuti terribili. Questi incontri sono finalizzati solo a diffondere discriminazione e omofobia. Senza parlare della teoria gender, che è del tutto inventata» .
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