«Io, sfrattata dall’Ater voglio morire a casa mia»

Anziana, malata e invalida al 100% dovrà lasciare a fine gennaio l’appartamento «Dicono che sono abusiva ma pago l’affitto: ho scritto al sindaco, nessuno risponde»

BASSANELLO. «Voglio morire a casa mia, questa è casa mia». Ha le lacrime agli occhi, la voce tremante, lo sguardo di chi ha paura gli venga tolto l’unico punto fermo della sua vita. Giovanna Barison, 74 anni, invalida al 100% e con un tumore che la sta consumando, ma che lei sta cercando di combattere da anni, il 29 gennaio verrà sfrattata. Dovrà abbandonare l’appartamento dell’Ater di via Bottacin, al Bassanello, che per diciassette anni è stato la sua casa e che prima era anche la casa dei suoi genitori. «Mi dicono che sono abusiva, che sono senza titolo per stare qua, che devo andarmene, ma io da quando è mancato mio marito ho sempre abitato qui e ho sempre pagato regolarmente l’affitto», spiega preoccupata Giovanna Barison. L’anziana abita al primo piano del condominio di edilizia popolare, fatica a camminare, e non esce mai di casa. «Ho problemi a muovermi e a causa delle cure sono diventata quasi completamente sorda», dice. «Mi aiuta tanto con le spese e i piccoli lavoretti domestici una vicina di casa, solo così riesco ad andare avanti». L’appartamento dove vive è il suo rifugio, ha tutte le sue cose e i suoi ricordi. L’unico posto dove può e vuole stare: «Ho due figli ma loro non mi possono ospitare perché hanno appartamenti molto piccoli e poi io voglio rimanere in casa mia». Giovanna Barison paga un affitto di 60 euro al mese all’Ater e spiega di farlo sempre puntualmente. «Non ritardo mai neanche di un giorno nonostante non riceva neppure la pensione di invalidità ma solo la pensione di reversibilità di mio marito defunto». La settantaquattrenne racconta di essere in causa con l’Ater ormai da diversi anni. «La prima causa l’avevo vinta io ed ero tranquilla, ma l’ultima l’ha vinta l’Ater e adesso oltre a volermi mandare via mi dicono che devo pagare 50 mila euro di arretrati essendo stata tanto tempo in questa casa senza alcun diritto». La donna è convinta che sotto allo sfratto ci siano anche questioni economiche: «L’Ater vuole vendere gli appartamenti di questa palazzina e vuole mandare via gli inquilini storici che come me pagano affitti molto bassi». Giovanno Barison, tramite la figlia, appena un mese fa ha chiesto aiuto all’amministrazione comunale e in particolare al sindaco. «Gli ho inviato una lettera dove racconto tutta la mia storia e spiego che il 29 gennaio rischio di rimanere in mezzo alla strada», dice l’anziana. «Mi hanno fatto parlare con la segreteria del nuovo assessore al sociale, mi hanno detto che conoscono la mia situazione e che sanno già tutto. Da quel giorno però ho più sentiti nessuno e io ora vivo nell’ansia più assoluta».

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