La bimba non è italiana, niente gare di nuoto

Nata a Camposampiero, 10 anni, da 2 fa parte di un team di sincronizzato. Ma per la Federazione conta la cittadinanza

CAMPODARSEGO. Non può coronare il sogno di partecipare a gare e tornei di nuoto sincronizzato perché non è cittadina italiana. Per la Federazione italiana nuoto è un limite insuperabile. Quando la piccola atleta nordafricana l’ha scoperto, è entrata in crisi. Anche il suo andamento scolastico ne ha risentito: è stata promossa, passando in quinta elementare, ma fino a pochi mesi riuscire bene a scuola per lei era più semplice.

Ma il peggio deve ancora venire: la prossima stagione, la bambina non potrà neppure essere tesserata dalla piscina di via Olmo, che frequenta da un paio d’anni. Le sue compagne di corso hanno raggiunto l’età per passare di categoria, da amatoriale ad agonistica. Lei non potrà: pur essendo nata a Camposampiero nel 2003, non ne ha il diritto. «Purtroppo la legge è questa, non si può far nulla», spiegano al centro sportivo “Il Gabbiano”, «e questo ci dispiace. La bambina promette bene, è brava. Ma se anche fosse meno brava, sarebbe la stessa cosa, perché i bambini vanno sempre incoraggiati a fare sport».

La piccola atleta è venuta a conoscenza di questo inghippo pochi mesi fa. Le sue compagne stavano andando a Roma per una gara nazionale e lei non è potuta partire con il gruppo, è rimasta a casa. «Il giorno dopo l’ho dovuta assistere, non si sentita neanche bene. Lei che non aveva mai avuto niente. Da allora la bambina è sempre triste, si fa fatica a strapparle un sorriso», dichiara il papà, da 12 anni in Italia.

L’uomo, per amore della sua creatura, ha cercato di correre ai ripari facendo domanda di cittadinanza. Ma per ottenerla ci vogliono anni. Lo conferma anche il sindaco Mirko Patron: «È un percorso molto lungo, come Comune non possiamo intervenire. Dispiace, ma è così».

La notizia ha buttato ancora più giù la bambina. Che ha cominciato a non rendere più a sentire anche la fatica della scuola. «Per fortuna le maestre la conoscono, sanno quanto s’impegna. Hanno capito il suo malessere, l’hanno aiutata e sostenuta», aggiunge il padre. «Ma a settembre andrà in quinta, ce la farà a superare questa che per lei, appassionata di sincronizzato, è una tragedia?»

Per tentare di sollevarle il morale e non farla sentire emarginata le compagne, con l’insegnante di nuoto, l’hanno “ingaggiata” come riserva. E se la sono portata dietro ai trofei di Vicenza, Mestre e Montebelluna. Ma lei non ha potuto scendere in acqua, è rimasta in panchina. «Il problema non è solo nostro», commenta amareggiato il padre, «ma ci tocca da vicino. Mia figlia, 10 anni a novembre, non può capire il perché di questa discriminazione. Le si dà la scuola, le si dà la sanità ma non il diritto di praticare lo sport. Dalla prossima stagione non la manderò più ad allenarsi: il sincronizzato va fatto in compagnia e ogni volta lei si trova da sola».

Sul caso stamattina, dopo averlo appreso dal quotidiano e dal sito, è intervenuto anche il presidente della Regione Luca Zaia per dire che a casi come questo - figli di stranieri nati qui e che studiano qui - va trovata una soluzione.

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