La cavallette dei Colli scendono in pianura

Il fenomeno dai Colli si è spostato nelle campagne attorno al Montericco. Gravi danni alla vegetazione. «Il Parco si è attivato con istruzioni per i Comuni»

MONSELICE. Invasione di cavallette sul Montericco e nelle campagne circostanti. Negli ultimi giorni sono sempre più numerose le segnalazioni sulla “calata” delle voracissime Barbitistes Vicentinus, le temute cavallette che da qualche anno infestano i Colli Euganei nel periodo estivo. Dopo aver “tappezzato” della loro fastidiosa presenza tutto il Montericco, si stanno ora spostando anche in pianura, negli orti e negli appezzamenti di terreno a ridosso del colle. Vere e proprie distese di queste mangiatrici di foglie si possono osservare alle pendici del Montericco, per esempio nell’oasi dell’ex cava Radici, ma anche sui versanti abitati. In via Pignara e via Solana i residenti si stanno ritrovando orti, giardini e frutteti invasi da quella che fino a qualche tempo fa pareva essere una “piaga” delle sole aree boschive. Non va molto meglio sul resto dei Colli Euganei, dove sono numerose le aree infestate da questa formidabile masticatrice di fogliame.

Come succedeva anche negli scorsi anni, le zone più colpite sembrano essere quelle di Torreglia, Vo’ e Rovolon, da dove sono giunte le prime segnalazioni al Parco dei Colli Euganei. «Per tirare un bilancio dei danni dovremo aspettare la conclusione della stagione» spiega Gianni Biasetto, presidente dell’Ente Parco «Alcune zone, per la tipologia di clima che le contraddistingue, sono state colpite in modo più marcato. Il fenomeno sembra in linea con quello che è successo negli ultimi anni. Queste tipologie di “invasione” in genere hanno una durata di qualche anno: prima della Barbitistes Vicentinus abbiamo avuto la cimice dell’olmo, prima ancora il bruco americano, ora sensibilmente ridotti».

Il problema è che queste cavallette dai colori sgargianti causano gravi danni alla vegetazione. Il loro passaggio lascia infatti una scia di alberi “spogliati” delle foglie. E peggio ancora va quando prendono di mira ortaggi o alberi da frutto. Ma cosa possono fare i residenti delle aree colpite, per cercare di proteggere le loro piante? «Intervenire con prodotti su larga scala non è possibile, diventerebbe problematico» chiarisce ancora Biasetto «perché si produrrebbe un impatto ambientale ben peggiore. Qualche privato si è già attrezzato per fare dei trattamenti, ma un ottimo sistema è anche quello di ricorrere al vischio. Questa cavalletta non salta, per raggiungere le chiome degli alberi come l’ulivo si arrampica sul tronco: grazie ai nastri di vischio può essere bloccata. Un’altra soluzione è immettere antagonisti naturali come le faraone. Il Parco sta facendo informazione e ha realizzato un depliant per i Comuni».

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