La chat, il sesso e il ricatto: «Sono incinta, dammi i soldi»

Era riuscita a farsi consegnare ben 4.620 euro: trentunenne condannata per estorsione

TORREGLIA. Era riuscita a farsi consegnare ben 4.620 euro con una serie di bonifici tramite postpay, tra i 250 e i 500 euro alla volta, nell’arco di appena una ventina di giorni. Prima con la scusa di sottoporsi a visite ed esami ginecologici, poi di fronte alla necessità di affrontare un’interruzione di gravidanza. «Sono incinta. E sono due gemelli» aveva comunicato al partner. Partner occasionale: era bastato un unico incontro per combinare un simile guaio? Inizialmente lui c’è cascato, salvo rendersi conto della beffa grazie anche ai consigli di un’amica che lo ha aiutato ad aprire gli occhi.

Ieri il gup Cristina Cavaggion ha condannato per estorsione a 3 anni di reclusione e 600 euro di multa, oltre al pagamento di un risarcimento di ottomila euro, Angelique Passatutto, 31 anni di Torreglia, difesa dall’avvocato Francesca Betto. L’uomo, un coetaneo padovano, era costituito parte civile con l’avvocato Monia Mazzucco. Galeotto il social di incontri Badoo dove i due cominciano a chattare nel luglio 2011. Segue qualche scambio di messaggio, una serie di telefonate. Infine la decisione di un incontro intimo, consumato in fretta nella casa di un’amica di lei. Che si rifà viva con il ragazzo per la sintetica quanto chiara comunicazione: «Sono incinta». Ma siccome lui non riesce tanto a capire, lei diventa via via più esplicita. E decisa: prima è un bambino, poi la gravidanza “raddoppia”, ci sono tante necessità... Insomma, oltre alle richieste economiche, cominciano le minacce.

Lui “finalmente” paga, poi si ravvede e, nel maggio 2012, denuncia. Nel frattempo la ragazza restituisce circa mille e 900 euro nel corso di un incontro tra i due, avvenuto nel piazzale delle corriere di Monselice. È già scattata l’inchiesta e la 31enne è accusata di estorsione. Angelique Passatutto viene interrogata e cerca di minimizzare, pur ammettendo qualche colpa, magari un raggiro, non certo l’estorsione. La procura, però, chiede il processo. Alla fine l’imputata ha optato per il rito abbreviato che prevede lo sconto di pena.

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