La donna in nero e il bimbo rapito e sparito nel nulla

VENEZIA. Il vento freddo e l’uggia del nevischio incorniciano a dovere il nuovo mistero veneziano raccontato da Alberto Toso Fei, che narra dell’incredibile rapimento di un neonato avvenuto in...

VENEZIA. Il vento freddo e l’uggia del nevischio incorniciano a dovere il nuovo mistero veneziano raccontato da Alberto Toso Fei, che narra dell’incredibile rapimento di un neonato avvenuto in piazzale Roma nel luglio 1947 . “Il mistero della donna vestita di nero” - questo il titolo del libro edito da Toletta Studio LT2- è stato presentato al pubblico qualche giorno fa nel giardino d’inverno dell’hotel Papadopoli, alla presenza dell’autore e della sorella del neonato rapito, Laura Baldrocco, a cui si deve la donazione all’Ateneo Veneto di un prezioso archivio di documenti relativi alla misteriosa vicenda. «E’ stata Laura a darmi la possibilità di raccontare questa storia» ha spiegato Alberto Toso Fei «In precedenza me n’ero occupato in alcune pubblicazioni , dopo averla appresa grazie a un libro di Leopoldo Pietragnoli. L’ultima volta che ne avevo scritto è stato un anno fa e in quell’occasione Laura, sorella di Giorgio Baldrocco, mi ha contattato, chiedendomi di incontrarci». Giorgio Baldrocco aveva 33 giorni appena quando fu rapito, mentre il padre, che gestiva un banco di frutta, veniva distratto con l’inganno da una donna vestita di nero, la quale in seguito ha fatto sapere alla famiglia che nel testamento avrebbe svelato al bambino la verità sulle sue origini. «Laura mi ha consegnato una storia personale e dolorosa perché potessi ricostruirla e raccontarla minutamente. Ha aperto davanti a me un plico di documenti chiusi da un nastro: c’erano documenti del bambino, articoli di giornale dell’epoca, lettere di delazione e di solidarietà, proposte di medium che si rendevano disponibili a cercare il bambino. È stato un gesto di cui ho avvertito subito, con l’emozione, la grande responsabilità». Sessantacinque anni dopo, Giorgio Baldrocco potrebbe essere vivo e inconsapevole, magari molto vicino a noi. Potrebbe non avere mai letto il testamento perché la donna che lo ha rapito potrebbe essere ancora viva o avere cambiato idea circa la verità da raccontare al bambino. Potrebbe invece essere morto oppure, venuto a conoscenza della verità, potrebbe avere scelto di ignorarla. «Quel che è certo è che io mi fermo qui. Ho lavorato con passione ma non sono un detective. Da buon giornalista formato sulla cronaca, raccolgo storie e le restituisco ai luoghi. Magari qualcun altro da qui potrà partire per cerare di mettere a questa storia la parola fine».

Alessandra Lionello

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