La famiglia Alajmo annuncia la scomparsa di Giovanni Chimetto

Fratello di Rita e zio di Raffaele, Massimiliano e Laura Alajmo, è stato una figura centrale della ristorazione veneta del secondo Novecento

Giovanni Chimetto, Massimiliano Alajmo e Rita Chimetto
Giovanni Chimetto, Massimiliano Alajmo e Rita Chimetto

La famiglia Alajmo annuncia con profondo dolore la scomparsa di Giovanni Chimetto, fratello di Rita e zio di Raffaele, Massimiliano e Laura Alajmo. Figura centrale della ristorazione veneta del secondo Novecento, Giovanni Chimetto è stato un interprete rigoroso e visionario della cucina e del servizio, un maestro autentico capace di formare generazioni di professionisti e di lasciare un segno profondo, umano e culturale.

A ricordarne il valore è innanzitutto Erminio Alajmo: «Giovanni è stato l’uomo che mi ha fatto innamorare della gastronomia e del servizio in sala. Con lui ho imparato che la cucina è cultura, rispetto e responsabilità. Ha dedicato la sua vita alla cucina veneta, studiandola, rinnovandola e insegnandola con una generosità rara. È stato un riferimento per molti, per l’Accademia Italiana della Cucina, ma soprattutto per la nostra famiglia: per mia moglie Rita, che ha affiancato in cucina, e per mio figlio Massimiliano, che lo ha sempre considerato il suo maestro».

Un legame profondo, quello con Massimiliano Alajmo, che affonda le radici nell’infanzia e si è trasformato nel tempo in una relazione di ascolto, ricerca e silenzioso insegnamento:

«Lo zio Giovanni per me è sempre stato un riferimento, sin da piccino. La sua determinazione, la sua forza e la sua presenza sono sempre stati una certezza. Padrone di un eloquio colto, animato da un’espressività profonda, riusciva a sollecitare interesse per ogni argomento trattato. Non dava risposte esaustive, ma ti provocava ulteriori domande affinché potessi cercare. Da ragazzo, mentre elaboravo un nuovo piatto, gli chiesi se esistesse un sistema per capire se ciò che stavo facendo fosse giusto. Lui assaggiò, sorrise, fece una breve pausa e disse: “Sai, a me piace tanto il riso con il pompelmo, ne vado matto, me lo preparo solo per me di tanto in tanto”. Non aggiunse altro. Questa risposta è rimasta aperta per anni dentro di me. Andava oltre, in cucina e nella vita: sapeva portarti lontano dalla superficialità. La sua fede, i suoi sorrisi e i suoi silenzi sono immagini forti e profonde scolpite nella mia memoria. Un maestro vero, un genio incredibile, con uno stile inconfondibile sia in cucina sia in pasticceria. Ha insegnato a tutti noi, ha dato sé stesso, senza chiedere nulla in cambio. La sua luce brilla nei nostri occhi e la sua anima illumina chi l’ha saputo sentire. Non è un distacco, ma una presenza indelebile. Grazie zio, ti voglio bene».

Il percorso professionale di Giovanni Chimetto attraversa alcuni snodi fondamentali della storia gastronomica italiana. Nel 1963 è a Udine, alla guida del ristorante-pizzeria birreria Moretti in piazzale 26 Luglio. Nel 1966 viene chiamato a dirigere Le Padovanelle fin dal primo giorno di apertura. Seguono esperienze nel settore alberghiero a Montegrotto e all’apertura del Park Hotel di Asiago, fino al 1973, quando realizza insieme al fratello Livio il progetto dell’Hotel e Ristorante La Bulesca.

Dal 1982 al 1987, per cinque anni consecutivi, La Bulesca viene insignita della stella Michelin, affermandosi come uno dei riferimenti assoluti della cucina veneta in un’epoca in cui la continuità del riconoscimento rappresentava una garanzia di eccellenza rarissima.

Studioso appassionato, uomo di cultura e profondo conoscitore della materia prima, Giovanni Chimetto ha contribuito in modo determinante alla divulgazione della cucina veneta e, insieme ad Angelo Serafin, alla crescita della cultura dell’abbinamento tra cibo e vino.

A completare il ricordo, le parole di Raffaele Alajmo: «Lo zio Giovanni è stato per me fonte di ispirazione. In molte occasioni sono andato da lui per confrontarmi sui miei progetti: lui ha sempre trovato il tempo e la disponibilità, incitandomi ad andare avanti. Di lui ricorderò sempre il profumo, la particolarità degli abiti fatti su misura, la forza nelle lezioni di judo, le nuotate al mare. Un grande».

Giovanni Chimetto lascia un’eredità che va oltre la cucina: un patrimonio di valori, pensiero e sensibilità che continua a vivere nelle persone che ha formato e ispirato.

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