La fidelity card era un inganno

Ci risiamo. Secondo l’associazione dei consumatori Adiconsum-Cisl, vecchi e nuovi «truffatori» padovani sarebbero tornati in campo alla grande per raggirare un numero sempre più vasto di persone, specialmente gli anziani e le donne che vivono da sole, con il sistema collaudato della telefonata attraverso un call center e la successiva visita a domicilio.
La finalità: appioppare agli sprovveduti di turno una sorta di fidelity card, dal costo tra i 3.000 ed i 3.500 euro, con la quale acquistare, nell’arco dei prossimi dieci anni, elettrodomestici ed altri articoli per la casa, illustrati su un catalogo specifico, portato in giro dai venditori. Prodotti, secondo l’Adiconsum, che si rivelavano taroccati e di bassa qualità.
Le cose non sono andate bene per il titolare della ditta individuale padovana Megdam (oggi si chiama Mariposa), con sede alla Guizza. Il titolare è stato denunciato da 35 famiglie bidonate, e ha dovuto subire una lunga e minuziosa indagine anche da parte della Guardia di Finanza; alla fine, ha ricevuto dal Garante della Concorrenza, Giovanni Pitruzzella, una multa di 50.000 euro per aver posto in essere «una pratica commerciale scorretta», ai sensi di vari articoli che fanno parte del Codice del Consumo, istituito, alcuni anni fa, a tutela dei consumatori italiani.
È lo stesso direttore dell’Adiconsum a raccontarci nei particolari quella che lui definisce una truffa vera e propria. «Tutto nasce nel momento in cui, nel 2102, 35 consumatori, residenti nelle province di Padova, Venezia, Rovigo, Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo ed Udine, supportati da alcune associazioni, si rivolgono al responsabile del Contact Center del Garante della Concorrenza e gli notificano tutte le vicende di cui sarebbero rimaste vittime innocenti», spiega Roberto Nardo, «naturalmente i truffati non sono solo 35. Tanto per prendere in esempio la nostra provincia, i padovani raggirati, che avrebbero dovuto pagare, a rate, circa 3.500 euro per avere sottoscritto il contratto della fidelity card, sono un centinaio. Nell’indagine portata avanti dal Garante viene chiamata in campo anche la Guardia di Finanza. E alla fine degli accertamenti viene fuori che la Megdam, utilizzando sia il telemarketing sia le visite a domicilio in cui gli anziani subivano una pesante pressione psicologica, non avrebbe rispettato, quasi mai, tutte le norme vigenti nel libero commercio. In pratica, proprio in base a quanto accertato dal Garante con un’istruttoria capillare e precisa, le vendite realizzate dalla società padovana sarebbero risultate frutto di un espediente preconfezionato per far firmare ai sprovveduti clienti un contratto vero e proprio ottenendo nulla in cambio e sole promesse di sconti, dal 20 al 70%, sulla futura merce».
Naturalmente, durante le fasi dell’istruttoria, le Fiamme Gialle hanno sentito più volte anche i dirigenti della società condannata, che hanno inviato a Roma anche una, robusta, memoria difensiva in cui la Megdam ha sempre sostenuto di avere rispettato tutte le regole vigenti anche all’interno del Codice del Consumo.
Felice Paduano
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