LA MOSTRA / L’età d’oro di Padova che sognava Parigi

PADOVA. La mostra “Novecento privato’’ che ha aperto i battenti al centro culturale San Gaetano qualche giorno fa, si avvale, quasi esclusivamente, di un patrimonio di opere, molte delle quali inedite o poco conosciute, che appartengono a collezionisti privati della nostra città: si tratta di artisti come Laurenti e Cadorin e poi Boccioni, Casorati, Balla, Ugo Valeri, Gino Rossi, Oppi, Sironi, Campigli, Martini. E ancora Crepet, Depero, Dormal, Sassu e Guttuso, una galleria che emoziona.
Ma non si tratta di un collezionismo avulso dalla storia della città. Al contrario quella che viene raccontata è la storia dell'intrecccio, della trama profonda, dei legami che si vennero ad intessere tra Padova e alcuni tra i più grandi artisti che dai primi del Novecento occuparono la scena artistica nazionale.
E qui è difficile non prendere il via da quella meraviglia, da quel capolavoro assoluto del liberty che era l'albergo ristorante Storione di via VIII Febbraio, (dove ora è sorta la sede della banca Antonveneta).
Una struttura di proprietà comunale che il sindaco Vittorio Moschini, nel 1904, volle far decorare da un grande artista, Cesare Laurenti. In quell'epoca, con le giunte democratiche di Alessio, Moschini, Levi Civita, la città si era aperta allo spirito del tempo, alla stagione di Giolitti. Il programma con cui Alessio aveva vinto le elezioni raccontava della “Città nova’’, una Padova che guardava a Vienna, a Parigi alle grandi capitali europee e non certo a Milano come avvenne nel dopoguerra. Era la città che creava il grande Corso del Popolo, che realizzava il primo tram elettrico dalla stazione fino a Teolo, che ridisegnava il suo assetto urbanistico: una città nella quale irrompeva il moderno. E lo Storione, il luogo per eccellenza di questa borghesia illuminata ed europea non poteva che essere decorato da Laurenti che portò con lui Vincenzo Cadorin che realizzò il mobilio in legno e Guido Cadorin, figlio di quest'ultimo e stella nascente nel firmamento artistico.
Lo Storione con il suo sistema di decorazione integrata: dalle ceramiche, ai lampadari, al mobilio venne considerato un tempio del Liberty europeo: era la città che usciva dai suoi stretti confini e riprendeva l'antica tradizione cosmpopolita che l'aveva vista chiamare i grandi artisti, da Giotto a Guariento, da Donatello a Mantegna.
E mentre Laurenti realizzava il suo stupendo ciclo di affreschi a tempera, con le danzatrici che volteggiavano a seno nudo, a Padova veniva realizzata nel 1907 una grande mostra, i Sette peccati, tra simbolismo e pruderie. Il manifesto della mostra venne realizzato da Ugo Valeri, fratello del poeta di Piove di Sacco e finissimo disegnatore.
Oltre allo stesso Laurenti vi parteciparono artisti "padovani" acquisiti, tra cui Boccioni la cui madre e sorella vivevano a Padova e il grande Casorati, che a Padova si era laureato, inutilmente, in Giurisprudenza. Il ritratto della sorella di Boccioni che qui si presenta la prima volta è un capolavoro assoluto, noto finora alla critica solo in una foto in bianco e nero e per questo non compreso nella sua potenza espressiva.
Ancora inediti i ritratti che Casorati realizzò per la famiglia padovana dei Canilli. Per non dire del ritratto della madre di Boccioni, esposto in un negozio di abbigliamento presso il Bo e che scatenò in città un fortissimo dibattito. Bellissimi gli altri ritratti del "pitor mato", così come lo chiamava la sorella del medico padovano Tian, che lo curò dai malanni dopo il suo viaggio in Russia.E poi l'esperienza innovatrice di Ca' Pesaro che dal 1909 entrò in concorrenza dialettica con la Biennale di Venezia, aprendosi al meglio dell'esperienza secessionista d'oltralpe, guardando a Vienna e a Monaco. Il plein air delle colline venete che affianca Gino Rossi e Umberto Moggioli segna il mutamento nel tratto e nel colore e definisce l'abbandono di ogni tratto impressionista. Da un bellissimo omaggio a Oppi si passa ad opere di artisti legati a quell'esperienza e a Padova, come Garbari, Teodoro Wolf Ferrari, il padovano Adolfo Callegari, e ancora Mario Angelo Cavaglieri e il padovano acquisito Angelo Maria Crepet.
Altre sezioni sono dedicate al movimento del futurismo con opere di Depero, gli stupendi Balla e Dormal (il padovano morto a 29 anni) all'antinovecento di Corrente con Guttuso, Birolli e Sassu.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








