LA STORIA / Dopo 125 colloqui non trova un lavoro: "Lo cerco da 30 mesi"

Il racconto di Francesco Ciccarelli, 48 anni: «I vicini a volte mi regalano la pasta: non mangio carne da due mesi. Ho spedito 328 curriculum»

PADOVA. Due anni e mezzo senza lavoro; 328 aziende raggiunte con il proprio curriculum; 320 fotocopie fatte in casa; 318 clic mail per inviare le proprie referenze; 125 colloqui di lavoro vis a vis nell'ultimo anno. Zero impieghi, nemmeno in prova, nemmeno a tempo determinato.

Questi sono solo i numeri di una vicenda che sembra aver stigmatizzato il marchio di disoccupato sulla pelle di Francesco Ciccarelli, 48 anni, nato a Nola ma originario della capitale e da sempre residente in città. Poi ci sono i sentimenti: prima la grinta di chi si licenzia perché non vede un euro da 7 mesi e pensa, dopo un sano ragionamento con se stesso: «non aspetto di essere mandato via, mi do da fare, cerco subito un altro impiego perché non sono un lavativo, la mia priorità è lavorare».

A maggio del 2010 infatti, Francesco lascia il posto incerto e senza stipendio in una cooperativa e inizia la sua personale odissea. Batte a tappeto le aziende di Padova e provincia, non salta un'agenzia interinale, esplora le offerte su internet, spulcia gli annunci. E naturalmente si scrive al Centro per l'impiego. Ancora niente. C'è la crisi, è normale non sia facilissimo trovare lavoro.

Allora abbassa i suoi standard perché non vuole fare la figura del choosy (come direbbe il ministro Elsa Fornero) e, da informatico (con 3 anni di università alla facoltà di ingegneria informatica, ma senza il pezzo di carta) e magazziniere carrellista specializzato, si adegua a fare le pulizie, il commesso, il cameriere, il barista, il lavapiatti e l'operaio semplice. Anche il badante se significa avere a fine mese il suo stipendio. Intanto il tempo passa, il primo anno vola, i risparmi vacillano: lui è orfano dei genitori, fratello e sorella non sono davvero in condizioni di aiutarlo, e comincia a tremargli la terra sotto i piedi fino ad allora stabili e sicuri. C'è qualcosa che non funziona. Ed è allora, dopo 12 mesi e qualche giorno, che capisce: «non sono iscritto alle liste di mobilità», rivela, «per mia "disgrazia" non sono disabile, non ho malattie gravi, sono solo un normale sventurato senza occupazione».

Comincia ad osservare, ai colloqui, smorfie, facce e osservazioni discrete dei suoi interlocutori. «Ho capito», spiega, «che non si tratta di dare un lavoro a chi ha le competenze per svolgerlo, ma si tratta di assegnare un ruolo a chi permetterà alla tua azienda di risparmiare il più possibile servendosi degli aiuti statali. Il mio errore più grande è stato licenziarmi dalla cooperativa che non mi pagava e che stava fallendo: avrei dovuto aspettare di essere licenziato e intanto girarmi i pollici, questo mi avrebbe assicurato un posticino prezioso nelle liste di mobilità che per un'azienda significano risparmio sui costi perché buona parte ce li mette lo Stato. Che abbia lavorato di notte con un contratto di 40 ore settimanali e 1000 euro al mese; che non mi sia mai lamentato e che sia disposto a fare tutto, domeniche comprese, questo non sembra interessare a nessuno».

Anzi. «Fino ad oggi sono stato solo umiliato e mortificato perché a 48 anni sono già troppo vecchio per lavorare, ma naturalmente troppo giovane per andare in pensione e giovanissimo per pagare tasse e contributi. In alcune aziende mi hanno suggerito di farmi assumere da un amico per poi essere licenziato dopo una settimana: allora finalmente andrei in mobilità e sarebbe tutto più semplice. Ma non ce l'ho un amico così. Però sollevo 50 chili senza problemi, sono atletico e, soprattutto, ho voglia di lavorare». E intanto la vita di Francesco rotola verso il basso: «Il Comune mi aiuta pagandomi le spese condominiali (tra le 900 e le 1000 euro all'anno); l'Ater è la mia salvezza perché pago 10 euro di affitto al mese da perfetto nullatenente; la Gascom fin ora mi ha graziato e non mi ha tagliato luce e gas ma ho accumulato 1.987 euro di debito. Acegas Aps mi ha fatto trovare l'ultimo sollecito per 155 euro della bolletta acqua: ironia della sorte, me la tagliano a Natale». A 48 anni Francesco si sente “un uomo finito” con Isee a zero e conto in banca in rosso da tempo. Per fortuna ci sono i vicini, «poveri come me» sorride Francesco «con pensioni alla fame, eppure mi regalano 5-10 euro e mi passano un pacchetto di pasta: sono 2 mesi che non mangio la carne, ma va bene così. Con il passa parola riesco ad intercettare qualche lavoretto: l'altra mattina ho guadagnato 50 euro riparando un pc; la settimana scorsa 15 euro portando via un vecchio materasso ad un'anziana». Dalla sua pagina Facebook si è appellato ad amici e conoscenti per ricevere un piccolo contributo: non è arrivata nemmeno una telefonata».

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