Le dimissioni creano il caos Funzionari nell’incertezza

CONSELVE. Ormai i sette sindaci dell’Unione del Conselvano vivono da “separati in casa”. Dopo le dimissioni di Roberto Milan, sindaco di Bagnoli, da presidente dell’Unione, in giunta la tensione è...

CONSELVE. Ormai i sette sindaci dell’Unione del Conselvano vivono da “separati in casa”. Dopo le dimissioni di Roberto Milan, sindaco di Bagnoli, da presidente dell’Unione, in giunta la tensione è alle stelle, tanto che il successore non è ancora stato nominato. In teoria la carica di presidente spetterebbe al primo cittadino di Terrassa Padovana, oppure a quello di Arre, ma solo domani i due amministratori scioglieranno le riserve. Il compito non sarà facile perché i Comuni che vogliono lasciare l’Unione sono almeno cinque: Bovolenta, Candiana, Agna, Bagnoli e Arre. Resterebbero solamente Conselve e Terrassa. La mossa di Milan ha provocato la reazione di Chiara Brazzo, sindaco di Candiana: «Milan non può scaricare la responsabilità sugli altri sindaci, si è dimesso perché ha gettato la spugna. All’inizio avevamo condiviso un percorso poi però in Consiglio la situazione è cambiata e il presidente ha votato contro l’uscita di Candiana mentre avrebbe dovuto almeno astenersi. Del resto noi non avevamo coinvolto nessuno e avevamo preso le nostre decisioni in autonomia. Purtroppo l’Unione è bloccata da interessi politici ed è stata costruita male. Noi comunque andiamo avanti per la nostra strada».

Nel frattempo anche i dipendenti sono in fibrillazione perché da domani cinque funzionari sui sette che rivestono “posizioni organizzative” hanno confermato di rifiutare il rinnovo dell’incarico di responsabilità, proprio per le incertezze che l’ente sta attraversando. E sempre da domani l’Unione si troverà anche senza segretario comunale. «Sono segnali gravi» afferma Franco Maisto della Cisl funzione pubblica «che confermano l’incapacità di questo gruppo politico di fare squadra e di superare le divisioni. È il fallimento di una gestione, a questo punto urge un incontro con i rappresentanti dei lavoratori. Le scadenze imposte dalla legge, sportelli chiusi e servizi offerti a singhiozzo i continui cambi di segretario generale e presidente hanno portato al limite anche gli stessi capi area non più disposti a rischiare di loro».

Nicola Stievano

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