LE MICROSTORIE / In attesa dal medico di base con la Maria, il Tormentòn e John

PADOVA. Arrendersi con l'animo in pace a due ore e passa di attesa nell'angusta saletta del medico di base. Prendere quel tempo, liberarlo e stendercisi sopra, in sospensione. Un po' spettatori e un po' protagonisti di un documentario che Zavattini ci avrebbe messo la firma.
E' pomeriggio. Nella stanzina d'attesa troneggia la scrivania con segretaria multitasking che risponde alle telefonate, riceve i pazienti, mette in fila le richieste di ricette, fa la spola col medico che intanto visita, apre le finestre chè sennò si soffoca-chiude le finestre chè altrimenti la settimana dopo hanno tutti la pleurite. Ci sono 7-8 sedie, occupate da velopenduli scatarranti, colpi di tosse da scala Richter e dall'intero campionario delle patologie veciòte; altri aspettano in piedi. Chi la visita, chi una ricetta, chi quattro ciacole.
Tutti pazienti. Tranne la giovane signora che alle 17.15 irrompe, facendosi largo a bracciate fino alla segretaria: «sono pronte le mie ricette? scusi, scusate ma ho tanta fretta». E mentre lo sbuffo degli astanti raggiunge una potenza da bora triestina, lei spiega che deve andare a prendere una figlia a danza free jazz, prelevarne un'altra a tiro con l'arco lappone e ritirare il nonno a briscola. Il tutto entro un quarto d'ora. Ah, c'è anche il piccolo, che è al nido dalle 7 di mattina e ormai chiama mamma tutte le maestre d'asilo, la bidella e pure il nonno vigile. «Signora, qui tutti hanno fretta. Si metta tranquilla»: ci prova la segretaria, a far ragionare quell'ossessa ma ottiene un'altra mitragliata di insistenza.
Si apre la porta dello studio del medico, in fondo al corridoietto. «E' uscito qualcuno?», la domanda rimbalza ansiosa tra una tracheite e una flebite. «Desso tocca a mi o tocca a lei?». «No, tocca a quel siòr là. Vero siòrrr? Siòòrrr???». Il siòr, col bastone spianato sul quale sono inciampati a turno tutti i presenti, ha mollato gli ormeggi e veleggia in un profondo sonno. Signor Mario Tormentòn, signor Mario Tormentòòn? gridacchia la segretaria, tocca a lei. Il Tormenton si scuote, raccatta il bastone e una ventina di sportine Pittarello-Data Medica-Boutique del Baccalà zeppe di raggi X, e scatta con insospettabile verve. Nella saletta riprendono sommesse le ciacole.
«Come la va Maria?»,
«Ben, ben Ada, a parte la colite, la gastrite, i trigliceridi, il colesterolo, la cataratta, l'artrite, l'appendicite, l'otite, la congiuntivite. Ti ricordi il Gino, marito della Bertilla cugina di Floriano cugnà de me marìo?».
Silenziosi e vani i lavori di carotaggio alla memoria di Ada.
«Massì, alto, un tòcco de marcantonio, coi baffi?»
«Ahhhh, Gino marito della Vincenza cugina di Sirio da Vigodarzere?»
«Vabbè. Cos’ha fatto?»
«E' morto»
«Ah»
«E come sta Bepi?»
«Morto»
«Ahh».
Mentre gli eventi luttuosi si accavallano con leggiadria nei discorsi delle donne, e gli uomini con discrezione fanno il tipico gesto, entra John. Un pezzo d'uomo di colore, appena uscito dal turno in fabbrica, si viene a sapere. Fa con pazienza la fila davanti alla segretaria e poi tocca a lui. Tira fuori l'elenco della spesa e lo snocciola: tra farmaci e visite ne ha per tutti i beati paoli. La segretaria: anche questo? e questo? sempre per lei? Ma è sicuro? A me risulta solo un farmaco. L'intera sala si zittisce e si incuriosisce per quel ragazzone che pare il ritratto della salute e invece, poaréto, peronospera a parte, il resto ce l'ha tutto. Lui abbozza, smozzica frasi. E salta fuori che aveva portato richieste di ricette per mezza comunità africana, probabilmente non con lavoro e permesso di soggiorno come lui. Garantisce alla segretaria: «guardi che hanno proprio bisogno di queste medicine», ma la risposta è perentoria. Lui è parecchio dispiaciuto. E se ne va con l’intera saletta che lo guarda solidale. Lui si volta, sorride e saluta tutti: «in qualche modo farò».
Alberta Pierobon
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