Le Terapie intensive dell’Usl Euganea reggono: non serve il Covid Hospital di Monselice

MONSELICE. La sanità padovana regge l’effetto coronavirus e ormai i dimessi superano abbondantemente quota 100. Lo hanno confermato il direttore generale dell’Usl 6 Euganea Domenico Scibetta e il direttore sanitario Patrizia Benini: «La situazione può definirsi buona», ha spiegato chiaramente la Benini, «Come è noto, per la nostra provincia il punto di riferimento per il Covid-19 è l’ospedale di Schiavonia.
Qui sono allestiti, da piano straordinario, 50 posti di terapia intensiva. In media, tuttavia, ci troviamo ad utilizzarne normalmente non più di 24-25». La metà di quelli previsti dal piano d’emergenza. Sono invece sempre pieni i 50 posti di semi-intensiva, mentre altri 20-25 pazienti sono sottoposti quotidianamente al trattamento “alti flussi” di ossigeno. «Ci sono pronti altri 100 posti letto. Normalmente, però, l’accoglienza e quindi l’esigenza di posti letto si assesta – tolte le terapie intensive – sui 130 pazienti».
Anche per questo motivo al momento – lo ha ribadito Scibetta – non è minimamente presa in considerazione l’idea di attivare l’ex ospedale di Monselice, riallestito dalla Protezione civile con 204 posti letto ma solo per forti emergenze o per la mancata tenuta di Schiavonia. E proprio in questi giorni «si cominciano a vedere i risultati organizzativi e assistenziali e del nostro lavoro, visto che questo virus richiede tempi di degenza abbastanza lunghi. Stanno cominciando a essere dimessi i primi pazienti dalla terapie intensive e questo il principale segnale che il lavoro approntato porta proprio a quello che ci aspettavamo».
Ragionando su tutti gli ospedali dell’Usl 6, sono già 100 i pazienti dimessi dalle Malattie infettive del territorio. Le cifre illustrate dai vertici dell’Usl hanno trovato conferma nel bollettino di giornata e anzi erano ancor più confortanti: alle 17 di ieri, a Schiavonia, i dimessi erano arrivati a 111, quelli da Cittadella 5, quelli da Camposampiero 5, con 1 guarito e dimesso anche a Piove di Sacco. Un totale di 122, a cui vanno sommati anche i 150 dimessi dall’Azienda Ospedaliera di Padova.
Va infatti ricordato che non c’è solo Schiavonia, nell’Usl 6, a farsi carico dei malati di coronavirus: «A Cittadella è attiva una piccola terapia intensiva per contagiati che accoglie mediamente 6-7 pazienti e che raramente raggiunge la piena capacità di 8 posti letto», ha confermato il direttore sanitario,
«Stesso discorso, sempre a Cittadella, vale per il reparto in cui viene offerta assistenza non intensiva a pazienti che hanno comunque bisogno di cure e osservazione da Malattie infettive: anche qui la situazione è ben controllata». L’Usl ha poi confermato la massima attenzione verso la Geriatria di Camposampiero dove è stata evidente la presenza di un focolaio di Covid-19: il virus ha contagiato almeno 6 pazienti e 11 dipendenti. La situazione è ritenuta ad oggi sotto controllo.
E a proposito di tamponi, l’azienda sanitaria ha confermato l’avvio del piano sistematico di test su tutti i dipendenti (con precedenza a quelli che operano nei reparti Covid-19) e l’impegno anche sul fronte dei tamponi ai cittadini: sono state attivate nei distretti 8 postazioni fisse per l’analisi sui cittadini – che il paziente effettua direttamente in auto per garantire maggiore protezione agli operatori e minor dispendio nell’uso dei dispositivi di protezione – e sono impegnate altre 10 équipe per i tamponi a domicilio. L’Usl 6 sta attendendo l’arrivo dei kit per i test rapidi, capaci di rilevare il contagio (attraverso la presenza di anticorpi) in meno di un’ora e di permettere dunque l’eventuale immediato isolamento dell’utente positivo. —
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