L’eccidio di Lucia e dei 7 figli l’Italia cerca i responsabili

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. Settant’anni dopo si squarcia il velo sui martiri italiani di una delle più cruente stragi naziste in terra francese. Ben 642 persone furono barbaramente trucidate a Oradour-sur-Glane, un villaggio nel cuore della Francia, soprattutto mamme e bambini, fra cui Lucia Zoccarato, padovana di San Giorgio delle Pertiche, e sette dei suoi nove figli. Una storia di emigrazione e di guerra che è venuta alla luce solo l’estate scorsa, grazie alle ricerche del regista veronese Mauro Vittorio Quattrina. Dalle pagine del “Mattino di Padova” l’autore di documentari storici ha raccontato il dramma di Lucia e della sua famiglia, partita da San Giorgio delle Pertiche per cercare una vita migliore in Francia, e ha lanciato un appello per raccogliere documenti e testimonianze utili.
Ora, quando il documentario “Il Fuoco sopra gli angeli” è in fase di montaggio, anche la magistratura militare italiana intende fare luce su questa strage dimenticata, partendo proprio dal materiale raccolto dal regista veronese. Il procuratore militare di Roma Marco De Paolis ha aperto un fascicolo per accertare l’identità degli italiani uccisi nella strage di Oradour e individuare eventuali responsabili ancora in vita. Anche in Germania nei mesi scorsi è stata avviata un’inchiesta culminata la scorsa settimana con l’incriminazione di un ex militare tedesco di 88 anni da parte della procura di Dortmund. Ora l’anziano ex SS dovrà rispondere dell’eccidio, consumatosi quattro giorni dopo lo sbarco in Normandia, il 10 giugno 1944. I nazisti non ebbero alcuna pietà e trucidarono 642 civili inermi, fra i quali 240 donne e 205 bambini. Se ne occupò il quarto Reggimento Panzer Grenadier Der Führer della divisione Das Reich, come rappresaglia per l’uccisione di un loro ufficiale. Il rastrellamento venne condotto con estrema precisione, dentro i confini geografici del villaggio, i cui abitanti furono radunati in un parco con il pretesto di controllare i documenti. Gli uomini invece vennero portati in sei granai e uccisi a colpi di mitragliatrice. Le SS spararono alle gambe, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, in modo da prolungare l’agonia, poi bruciarono i granai. Morirono 197 persone, solo cinque si salvarono. La seconda parte della strage si consumò nella chiesa dove i soldati avevano radunato 240 donne e 205 bambini: prima provocarono un incendio facendo esplodere un ordigno, poi spararono all’impazzata con le mitragliatrici. Solo una donna sopravvisse. Prima di andarsene i nazisti completarono l’opera incendiando l’intero villaggio. Da allora Oradour non è stato più ricostruito, i francesi hanno voluto lasciare tutto così com’era, un severo monito per le generazioni future. Tra le centinaia di lapidi dei caduti, Quattrina ha notato quel nome italiano e quella foto di donna circondata da sette bambini. Era di Lucia Zoccarato, indicata però con il cognome del marito, Miozzo, e dei suoi figli: Bruno, Antonio, Armando, Luigi, Anna Teresa, Marcello e Giovanni. Si salvarono solo due figlie, che non si trovavano in paese.
Angelina si era sposata da poco, e con il marito era andata ad abitare poco distante, mentre Orfelia era operaia in un guantificio a Saint Julienne, e si trovava al lavoro. Il marito Antonio Miozzo invece scampò alla strage perché era prigioniero in Germania. Seppe della tragedia solamente quando fece ritorno a San Giorgio delle Pertiche. Per pietà i familiari gli raccontarono che la moglie e i sette figli erano morti sotto un bombardamento. Venne a sapere la verità solo qualche anno dopo, intanto si era risposato. È morto nel 1954 ed è sepolto nel cimitero della frazione di Cavino. Anche le due sorelle superstiti sono decedute negli anni Settanta. Oggi le loro due figlie vivono a Parigi e a Limoges.
A San Giorgio, dove sono rimasti solo lontani parenti della seconda moglie di Miozzo, Quattrina ha girato parte del suo documentario e ricostruito la triste vicenda degli emigrati grazie alla collaborazione dell’assessore Davide Scapin e del sindaco Catia Zorzi. «Anche se con grande ritardo si darà finalmente dignità a questa terribile storia che ha visto trucidati innocenti cittadini di San Giorgio. Meglio tardi che mai» commenta Scapin, che il 10 giugno, nel settantesimo anniversario della strage, è stato invitato ufficialmente a Oradour insieme al sindaco per onorare le vittime. «Tutto è iniziato con una vicenda da libri di storia e ne sta venendo fuori un caso internazionale. Questo grazie al “Mattino di Padova” che con sensibilità ha raccolto e divulgato la notizia ricostruita da un attento ricercatore qual è Quattrini, dando così la possibilità al nostro Comune di raccoglierla e farsi parte attiva nella ricerca della verità a cui volentieri abbiamo partecipato». «Sono lieta di apprendere questa notizia» chiude il sindaco Catia Zorzi.
(ha collaborato
Giusy Andreoli)
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