Lega nella bufera: indagati Bossi, i figli e Stiffoni

La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati il fondatore del Carroccio e i figli Renzo e Riccardo per appropriazione indebita

MILANO. Umberto Bossi è indagato dalla procura di Milano per truffa ai danni dello Stato in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito. L’accusa riguarda i rimborsi elettorali ottenuti dal partito con un rendiconto, secondo l’accusa, infedele presentato nell’agosto del 2011.

Sono indagati dalla procura di Milano anche i figli Riccardo e Renzo Bossi per appropriazione indebita dei fondi del movimento per spese personali. Lo ha reso noto il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati in una nota. Infine tra gli indagati risulta esserci anche il senatore trevigiano Piergiorgio Stiffoni.

Umberto Bossi sarebbe stato a conoscenza della circostanza che parte dei soldi dei rimborsi elettorali venivano versati dall’ex tesoriere Francesco Belsito ai suoi figli, Renzo e Riccardo. Il particolare emerge dall’inchiesta sui fondi della Lega, dopo che padre e figli hanno ricevuto un avviso di garanzia stamane. Ai due ragazzi Belsito avrebbe dato una "paghetta" mensile da cinquemila euro negli ultimi quattro anni.

Gentilini: "E' la fine della Lega bossiana". Una «fucilazione elettorale alla schiena per alto tradimento, come succedeva nei tribunali militari»: la auspica Giancarlo Gentilini, prosindaco di Treviso, nei confronti degli esponenti della Lega - tra cui Umberto Bossi - raggiunti da avvisi di garanzia per truffa ai danni dello Stato. «Questa indagine della magistratura - afferma Gentilini - è un segnale che la Lega bossiana è giunta al capolinea. L’altra Lega sarà quella di Maroni, Tosi, Gentilini e Zaia, che devono nuovamente essere credibili nei confronti di tutti quelli che hanno votato il partito e sono rimasti schifati dal comportamento della moglie di Bossi, del Trota, di Rosi Mauro, di Belsito e Giorgio Stiffoni». «Sarà una Lega onesta, pura, dura, rispettosa delle leggi - aggiunge - e senza tanti spettacoli tipo Venezia, le ampolle e tutto quel contorno». Per Gentilini, «forse Bossi è il meno colpevole perchè data la sua malattia non era in grado di controllare tutto e tutti: anche il naufragio del governo Berlusconi-Bossi dipende purtroppo dalla malattia di Bossi, che non è stato in grado di essere quell’animale politico che faceva pressione vitale sui suoi compagni di viaggio». «Bisogna avere il coraggio - conclude - di mandare a casa tutti quelli che per tanti anni hanno messo le mani nel vaso della marmellata e si sono leccati il dito. Bisogna adoperare il bisturi senza guardare in faccia nessuno: meglio è che non si facciano più vedere nè nei congressi nè nei comizi in piazza, questo vale anche per Bossi».

Le altre reazioni. Proprio questa mattina Roberto Maroni aveva scritto nel suo profilo facebook: «Voglio una Lega unita, voglio una Lega forte, voglio una Lega viva. Una Lega che si concentra sulle cose da fare e non sulle menate interne, che progetta e governa, che dà risposte. Largo ai giovani e a chi è capace. Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c’è posto nella Lega del futuro».

Il governatore veneto Luca Zaia a caldo: Mi sembra di capire che  questi eventi rappresentino l'epilogo di tutto quello che si è letto e dei fatti che abbiamo letto in tutte queste settimane. Personalmente - ha aggiunto - ho sempre avuto ed ho estrema fiducia nella magistratura. Anche in questo caso, alla fine di questo percorso se saranno riconosciute responsabilità chi ha sbagliato dovrà pagare''.

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