«Lei è mio marito»: rinascita e amore sul grande schermo

CONEGLIANO Tre anni di riprese, una troupe che per 36 mesi è rimasta incollata ad Alessandra Gracis, seguendone non solo il cambiamento fisico, ma anche e soprattutto l’evoluzione psicologica. Questo è «Lei è mio marito» della regista Annamaria Gallone: un film prodotto dalla Kenzi Production di Milano, musiche di Remo Anzovino, che verrà presentato ai festival internazionali di cinema. Si tratta di un documento eccezionale, il primo del genere, quasi un reality che permette di accedere a un tema difficile e controverso com’è quello dell’identità di genere
. C’è molto in questo film. C’è la storia di Alessandro diventato Alessandra: le paure, le incertezze, la sofferenza che hanno accompagnato il suo percorso e poi la forza alimentata dalla solidarietà, la determinazione, il calore degli affetti fino al rassicurante happy end. Il tutto raccontato nel dettaglio, dai primi abiti femminili, agli effetti della terapia ormonale, dall’operazione al seno a quella di cambio di sesso. Ma il film è anche altro: è una finestra aperta sui grandi temi contemporanei, una chiave di lettura per capire la complessità del presente e del suo tessuto sociale.
Accanto alla protagonista, Alessandra appunto, ci sono le altre persone che l’hanno accompagnata nel viaggio alla ricerca della sua identità: c’è la compagna, e ora moglie, Roberta con tutte le sue legittime titubanze sulla trasformazione dell’uomo di cui si era innamorata («L’unico uomo che ho amato è una donna», dice). C’è la chirurga americana Marci Bowers, un luminare della medicina, che ha permesso la trasformazione e che, intervistata, si paragona a Michelangelo. E che avverte: «Ora, per Alessandra inizia il difficile: prima c’era l’obiettivo da raggiungere, adesso deve inventarsi la felicità». E poi ci sono gli amici, i colleghi, le molte persone incontrate dalla protagonista nel corso di questi tre anni. Il film è destinato ai cinema italiani e a quelli stranieri: proprio in questi giorni la regista è a Parigi per discutere la distribuzione di «Lei è mio marito». Annamaria Gallone è abituata a lavorare all’estero: piemontese di origine e milanese d’adozione, la regista ha vissuto a lungo in Africa, poi in Cina e addirittura in Iran.
Con la sua società, Kenzi Productions , produce e realizza fiction e soprattutto documentari per il cinema e la televisione. Gallone si occupa inoltre della direzione artistica del Festival di Cinema Africano di Milano, di cui è stata uno dei fondatori. Organizza e dirige festival dedicati alle cinematografie del Sud del mondo. Tra i suoi lavori: «Love and Sex in China», «Vite Rubate» e «Anka Here So» (2007), «Una giornata in paradiso», «La forza dell’acqua», «Pancasan e Donne, nonostante tutto» (2008), «Viaggio intorno alla mia stanza» e «Un futuro sospeso». Gallone è anche una scrittrice: ha pubblicato il romanzo «Ho sposato un bianco» (Baldini&Castoldi,1997).
«Ho incontrato Alessandra a Milano, mi era stata raccontata la sua storia e ne ero rimasta colpita. Per questo avevo voluto conoscerla», racconta Annamaria Gallone, «All’appuntamento è arrivata questa signora molto elegante e raffinata, abbiamo parlato per cinque ore. E il suo personaggio mi ha affascinato. Anche perché, va detto, era presente in lei il carattere dell’uomo: una elemento che mi ha molto colpito. È nata l’idea del film, abbiamo iniziato a girare. Lo abbiamo fatto per tre anni. Non è la solita storia di trans, ma il racconto dell’evoluzione di una persona accanto alla sua compagna. Devo dirlo: sono molto orgogliosa di questo film. Abbiamo parlato di un tema difficile senza mai cadere nella morbosità».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








