L'investitrice di Giulia aveva rinnovato la patente dichiarando il falso

SANTA GIUSTINA IN COLLE. Quando compilò e firmò l’autocertificazione di idoneità fisica, in occasione del rinnovo della patente, Fiorenza Benetton aveva barrato la casella del “no” alla domanda se assumesse sostanze psicoattive (le sostanze stupefacenti o psicotrope come i farmaci antidepressivi a base di benzodiazepine) e se fosse affetta da qualche patologia psichica o neurologica. Un doppio “no” che rischia di aggravare la posizione di Fiorenza Benetton, la 63enne di Santa Giustina, finita agli arresti domiciliari il 31 maggio per aver investito e agganciato alla propria jeep la povera Giulia Spinello, trascinandola viva in un calvario lungo quasi quattro chilometri prima della morte nel cortile di casa dove aveva parcheggiato l’auto, un Grand Cherokee. È quanto risulta dagli accertamenti dei carabinieri che svolgono l’indagine coordinati dal pm Benedetto Roberti. La donna fu dichiarata idonea alla guida con le lenti e il documento di guida venne rinnovato fino al 2017. Nel frattempo il magistrato ha affidato un incarico alla dottoressa Rossella Snenghi del Servizio di Tossicologia forense dell’Azienda ospedaliera di Padova: l’esperta dovrà accertare lo stato ed eventualmente il grado di depressione di Fiorenza Benetton, verificando se le quantità di benzodiazepine assunte prima dell’incidente fossero corrispondenti o meno a quelle prescritte dai medici che la curavano. Medici che avevano diagnosticato depressioni ansiose ricorrenti. Il reato al momento contestato è di omicidio colposo, aggravato dalla guida in stato di alterazione da sostanze psicotrope, e di omissione di soccorso.
Intanto lunedì scorso il perito Agostino Chinello, sempre su incarico della procura, ha svolto un esame del Grand Cherokee alla presenza dei consulenti dell’indagata e della famiglia Spinello, tutelata dall’avvocato Matteo Conz. Un accertamento indispensabile per ricostruire ogni istante di quella sequenza di morte. Dal 12 giugno Fiorenza Benetton, dopo il ricovero nella Psichiatria di Camposampiero, è agli arresti domiciliari nella sua abitazione. La donna ha sempre sostenuto di non essersi accorta della ragazza, rimasta “incollata” alla jeep con una mano trafitta dallo spuntone di lamiera del parafango anteriore piegato a uncino. «Pensavo di aver toccato dei rami» ha raccontato la Benetton ai carabinieri. Eppure non ci sono alberi lungo quei quattro chilometri di morte che aveva percorso lasciando il negozio del parrucchiere, dov’era appena stata, prima di rientrare a casa.
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