«Locale malfrequentato» Chiuso il mini casinò

Pugno di ferro del questore Ignazio Coccia nei confronti del bar di via Bixio In più occasioni sono stati trovati all’interno pregiudicati italiani e stranieri
Di Enrico Ferro
FERRO - CONTROLLI DELLA POLIZIA ALLA SALA GIOCHI DI VIA BIXIO
FERRO - CONTROLLI DELLA POLIZIA ALLA SALA GIOCHI DI VIA BIXIO

Quindici giorni di chiusura per lo Star Casinò di via Bixio 2. È stato applicato alla lettera l’articolo 100 del Tulps (Testo unico leggi di pubblica sicurezza) che consente al responsabile della polizia di Stato «di sospendere la licenza di un esercizio pubblico che sia diventato un abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che comunque costituisca un pericolo per l’ordine pubblico». Sulla base delle relazioni stilate dalla divisione amministrativa, il questore Ignazio Coccia ha firmato il provvedimento che ieri pomeriggio è stato notificato al gestore cinese.

Il bar, con annessa sala giochi, si trova in piena zona stazione, tra via Cairoli e il boulevard ai piedi del cavalcavia Borgomagno. Nel corso dei numerosi controlli al suo interno i poliziotti della questura di Padova hanno messo nero su bianco il fatto che il locale era spesso frequentato da pregiudicati, sia italiani che stranieri. Un presupposto decisivo per far scattare il provvedimento.

In particolare, il 18 febbraio scorso un nordafricano era finito in manette proprio lì dentro perché a suo carico risultava un cumulo pene notevole per spaccio di droga e rapine.

Il problema in quest’area della città è ben noto. Locali come lo Star Casinò di via Bixio finiscono per diventare il covo di sbandati, spacciatori e tossicodipendenti, alimentando il degrado in modo sensibile.

Non è escluso che, come in altri casi, agli sforzi della polizia si aggiunga anche l’azione del Comune. In alcuni locali a ridosso della stazione il sindaco reggente Ivo Rossi ha emesso delle ordinanze che impongono la chiusura anticipata alle 19.30, obbligando quindi i bar più degradati ad abbassare le serrande molto presto. La sinergia tra Comune e questura si inserisce nel contesto della lotta al degrado in tutta l’area che si è sviluppata intorno allo scalo ferroviario. Questo “protocollo” è già stato utilizzato per l’ex chiesetta di via Fra Eremitano, locale afro più volte al centro di disordini. Dopo il provvedimento di chiusura della questura, è arrivato quello di palazzo Moroni.

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