Lupi sui Colli, aumentano le segnalazioni: «Serve prudenza, monitoraggio costante»

L’ente Parco parla di un incremento degli indici di presenza: «Normale processo di espansione della specie, necessaria una convivenza responsabile»

Giada Zandonà
I lupi immortalati dalle fototrappole
I lupi immortalati dalle fototrappole

Nei Colli Euganei il lupo non è più solo una comparsa occasionale. Negli ultimi mesi le segnalazioni si sono moltiplicate, gli indici di presenza sono aumentati e oggi gli esperti del Parco Colli parlano di una frequentazione forse stabile nel territorio euganeo, invitando anche alla prudenza e assicurando che il monitoraggio è costante. La presenza del lupo, lontana dei timori, rappresenta in primis un segnale di vitalità ambientale e di biodiversità.

Negli Euganei la prima segnalazione documentata risale al febbraio 2021, con la lupa Cecilia nel territorio di Baone, mentre poco più di un mese fa, a Monselice, un esemplare nato in primavera è stato investito, confermando una frequentazione non sporadica. «La presenza del lupo sui nostri Colli va interpretata come un arricchimento della biodiversità, in linea con l’espansione naturale della specie in molte aree italiane», spiega il presidente del Parco, Alessandro Frizzarin.

«È necessario proseguire con il monitoraggio per capire se gli esemplari resteranno nell’area o siano solo di passaggio. Ricordiamo che si tratta di una specie protetta e raccomandiamo precauzioni per proteggere animali domestici e da allevamento, evitando di lasciarli incustoditi nelle ore serali e notturne». L’ente Parco, infatti, ha intensificato le attività di osservazione e monitoraggio in collaborazione con i soggetti competenti, affiancando al lavoro scientifico un invito alla prudenza rivolto a cittadini e allevatori: «L’adozione di semplici ma efficaci misure di prevenzione consente di ridurre significativamente il rischio di predazioni e di favorire una convivenza responsabile con una specie di grande valore naturalistico», aggiunge il presidente.

«Continueremo a informare la popolazione sugli sviluppi del monitoraggio e a lavorare per garantire un equilibrio tra tutela della biodiversità, sicurezza delle attività umane e protezione delle attività agricole».

Accanto alle preoccupazioni, però, c’è un dato che la comunità scientifica e le associazioni ambientaliste, sottolineano con forza: il lupo svolge un ruolo ecologico cruciale. Oggi in Italia si stimano almeno 3.500 lupi, contro i 100-150 presenti appena cinquant’anni fa. Un ritorno che ha ristabilito la presenza di un predatore apicale capace di regolare le popolazioni di ungulati selvatici. Infatti, il lupo è l’unico vero antagonista del cinghiale e sta dimostrando una crescente capacità di predazione anche sulla nutria, specie invasiva che crea problemi idrogeologici e agricoli. Nella sua caccia inoltre, individua gli esemplari deboli, malati o giovani, migliorando la salute complessiva delle popolazioni e limitando la diffusione di patologie. Un equilibrio che ha ricadute dirette anche sull’agricoltura: contenere la sovrabbondanza di ungulati significa ridurre i danni alle colture. 

 

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