Mafie in Veneto, il modello Eraclea esportato a Caorle

MESTRE. «I Casalesi hanno esportato il modello Eraclea anche a Caorle: voto di scambio, intimidazioni, sostituzione dello Stato per dare risposte ai cittadini e affari nel mattone. La camorra nel Veneto Orientale ha messo radici. E non da ora. È emerso in maniera evidente dalle audizioni fatte dalla Commissione Antimafia nei due giorni in cui è stata in Veneto, a Verona e poi a Venezia».
Il deputato del Pd Nicola Pellicani è componente della Commissione. Dopo il centinaio di arresti avvenuti tra febbraio e marzo, per mafia nelle province di Verona, Venezia, Vicenza e Padova, ha chiesto che la Commissione venga in Veneto per capire cosa sta succedendo. Cinquanta di quelle persone arrestate riguardano il clan camorristico di Luciano Donadio che aveva il centro dei suoi affari ad Eraclea.
Onorevole Pellicani cosa è emerso dei legami tra la situazione di Eraclea e Caorle?
«Le indagini di Eraclea hanno dimostrato la capacità della camorra di condizionare la vita politica e sociale. Le indagini sulle attività del clan dei casalesi e del boss Luciano Donadio consentono di accendere un faro sul resto del litorale, in particolare su Caorle. Dalle ordinanze cautelari emergono con chiarezza i rapporti tra Donadio e Claudio Casella, ex carabiniere del ROS, già al centro dell’inchiesta Aemilia.
« A Caorle come a Eraclea appaiono evidenti anche i rapporti tra mafia, affari e politica, anche per i legami di Casella, supporter dell’attuale sindaco Luciano Striuli, favorendo la sua elezione. Modalità che richiamano quelle con cui Donadio ha sostenuto l’ex sindaco di Eraclea Mirco Mestre, finito agli arresti anche con l’accusa di voto di scambio. Casella è legato a Donadio, lo dicono le indagini. Per far piena luce su questa vicenda, di cui è competente territorialmente la Procura Antimafia triestina, ho chiesto formalmente alla Commissione di audire al più presto il Procuratore Capo di Trieste».
Ancora una volta parliamo di litorale quale area dove le mafie hanno messo radici. Come mai?
«L’economia del turismo qui ha fatto crescere l’area in maniera veloce. E proprio sull’economia del turismo c’è, da parte di chi sta indagando, la massima attenzione, Del resto milioni di turisti sono un bene che fa gola anche alle organizzazioni criminali, E da sempre. Basti pensare all’isola del Tronchetto a Venezia, dove l’enorme transito di visitatori ha fatto gola anche alla mafia del Brenta e sulla quale c’è ora la massima attenzione da parte degli inquirenti.
«Spesso l’anello di congiunzione tra criminalità organizzata e attività economiche è costituito da quell’area grigia di cui fa parte in particolare il mondo dei professionisti e dei consulenti, che agiscono in modo illecito ma con grande abilità nelle attività di riciclaggio, frode fiscale, false fatturazioni. In questo contesto le mafie si presentano come veri e propri fornitori di servizi illeciti. E sono proprio i servizi alle imprese il sistema per riciclare denaro sporco, prima passo per impadronirsi delle aziende. In questi anni le Prefetture venete hanno emesso complessivamente 50 interdittive, 4 delle quali (una a Verona, tre a Venezia) emesse proprio in questi giorni». —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








